Ignobili!

Con l’ignobile battuta “chi aiuta i clandestini odia gli italiani” avete chiuso il cerchio dell’odio, dell’intolleranza, dell’inumano.
Un cerchio che abbiamo costruito anche noi accettando che da migranti o rifugiati li chiamaste “clandestini”, che poi in italiano clandestino è un’altra cosa provenendo dal latino “clandestinus” che significa segreto, nascosto. Ma questi poveretti non sono nascosti, non sono segreti, sono qui in mezzo a noi, magari messi nelle condizioni giuste potrebbero studiare la lingua, imparare un lavoro, un mestiere. Potrebbero mischiarsi a noi, tanto da non darci più pensiero, più preoccupazione.
Invece no, avete aperto le catene della vostra rabbia e della vostra cattiveria e avete scientemente portato avanti il vostro progetto delittuoso.
Avete cominciato a cambiargli nome e li avete disumanizzati, poi avete sparato a zero sulle navi e sui volontari che si prendevano cura di questi poveretti, anche se qui avete avuto la strada aperta dal ministro sbirro Minniti, poi avete cominciato a chiudere i porti, i centri di accoglienza, ora il colpo finale, chi li aiuta è nemico del popolo italiano.
Una cosa però ve la voglio dire, se questo che chiamate “popolo” vi applaude, vi acclama, vi esorta a fare peggio, beh non è il mio popolo, questa gente, questi padri e madri con le bocche schiumanti, con gli occhi feroci e la mano stretta stretta al proprio portafogli, non sono il mio popolo, non sono la mia gente. Questi giovani che chiedono un futuro sicuro chiusi dentro le loro case, dentro i muri che hanno nella testa, chiusi dentro le loro fobie non sono i miei giovani.
Questo popolo mi è nemico, mi è avverso, è la mia controparte politica da combattere e da sconfiggere anche disobbedendo, gridando forte e prendendo le botte.
Questo popolo non può vincere, non sarei sconfitto io ma tutti quelli che credono nel futuro migliore per tutti.
Disobbedire, disobbedire, disobbedire.

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Contro la violenza di genere

Oggi 26 novembre è la giornata mondiale contro la violenza di genere!
Si perché non capisco dovremmo limitarci ad un solo giorno, visto che ogni giorno ci sono donne molestate, picchiate, stuprate e ammazzate. Allora facciamo che da un solo giorno parta invece un periodo di un anno, cinque, dieci in cui tutti gli uomini in Italia si adoperino per far sì che tutto questo non succeda più. Che, partendo dai piccoli gesti, dalle piccole cose, tutti i giorni gli uomini non rompano le palle per le gonne corte, il rossetto rosso, lo smalto, i capelli, i tacchi, le ballerine, le camicette strette, le felpe larghe, le serate con le amiche, le serate in casa con la tutona, il negligè nero, il pigiama con gli orsetti, la voglia di scopare, il mal di testa permanente, la pasta al dente, la pasta scotta, la casa in disordine, la casa troppo pulita, il perizoma, le sloggi, il gambaletto, le autoreggenti, la mamma di lei, la mamma di lui, la domenica alla partita, il calcetto del giovedì.
Insomma dietro il 90% delle affermazioni e dei comportamenti maschili c’è un carico patriarcale, sessista, discriminatorio che faremmo meglio a riconoscere e a combattere da subito, noi eliminando questi atteggiamenti, le nostre fidanzate, mogli, compagne, amanti, mamme, sorelle, zie non tollerando più questi modelli, incazzandosi, denunciando, aggregandosi.
Basta con la difesa d’ufficio di tanti comportamenti, di tante frasi, di tanti stereotipi.
Anzi facciamo un gioco cari uomini, postiamo una frase sessista al giorno che ci impegniamo a togliere dal nostro vocabolario, anche un sostantivo, un proverbio, una locuzione.
Io comincio oggi con “fica”, odioso termine che partendo dal volgare di vulva diventa metro maschile di paragone delle donne, es. “è una gran fica”, “è una ficata”, “è una fica di legno”.

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Il giorno che Dio…

Quel giorno Dio prese quel pennello che non usava mai, quello meno usurato, quello che lasciava sempre da parte per quelli più consueti, più familiari, più facili da tenere tra le dita.
Lo intinse nel blu del cielo, nell’azzurro del mare, nel rosso della lava dei vulcani e cominciò a tratteggiarla, a dipingere gli sguardi e le smorfie, a dar sagoma al suo corpo, all’ovale del suo viso, alle sue mani e ai suoi piedi.
Poi intinse ancora nel calore del fuoco, nell’umido della terra bagnata, nel profondo della notte stellata e continuò a disegnare, a riempire, a tratteggiare.
Colorò e ripassò, sfumò e segnò col tratto deciso, duro, pieno, intinse nel profumo del muschio selvatico e poi nel mosto che ribolliva.
Intinse nel profumo dell’erba tagliata e dell’acqua di fonte che scorga e continuò riempiendo i vuoti, colorando i seni e le curve, gli zigomi e la mascella, le ginocchia e i talloni, gli incavi delle ascelle e i pieni dei suoi polpacci.
Senza sosta si dedicò per giorni a quest’opera, finché alla fine intinse il pennello un’ultima volta nella follia di un dio che voleva creare la perfezione e con questa lucidò tutto, ripassò per rendere splendente l’opera e con un ultimo soffio le diede vita, a sua immagine e somiglianza.
Infine, soddisfatto la mandò qui tra noi, ad inseguire questa meraviglia di Dio, da amare ogni giorno, come si ama il respiro della vita.

P.S. la pittrice è donna perché chi lo dice che Dio è maschio?

Scritta da me perché non credo che la donna sia stata creata dalla costola di Adamo. Foto dalla rete.

L'immagine può contenere: una o più persone, spazio all'aperto, natura e acqua
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Quelli che “mio nonno …”

Alla signora Mussolini che minaccia di querelare chiunque parli male o insulti il nonno, vorrei solo ricordare che la sua affermazione offende me e tutti quelli che come me pensano che chi si fa propugnatore di una politica basata sull’intimidazione, sulla repressione, sulla deportazione forzosa dei propri oppositori o della loro eliminazione, chi purga, bastona, uccide in nome di quella politica, chi sopprime libertà individuali o collettive, abolisce sindacati e partiti politici, associazioni e organizzazioni civili non meriti il rispetto della società civile e vada da questa combattuto con qualunque mezzo, si proprio qualunque mezzo, anche la resistenza armata.
Ma se offendere me e gli antifascisti tutti, ma più in generale i democratici tutti, è cosa da poco in questa italietta giallo verde, allora dovrebbe portare rispetto in primo luogo a quei 320.000 soldati italiani morti nelle campagne d’Africa, d’Albania, di Grecia, sul fronte Russo e in qualunque altro posto dove suo nonno ebbe la bontà di mandarli a morire, mal vestiti, male armati, poco preparati per quello che li aspettava.
Ma dovrebbe avere ancora più rispetto per 160.000 morti civili caduti sotto i colpi dell’una e dell’altra fazione in lotta, dovrebbe avere rispetto per gli 8600 e passa ebrei deportati e uccisi dall’emanazione delle leggi razziali, insieme a Rom, omosessuali, malati di mente e diversamente abili.
Vede signora Mussolini io non ho rispetto di suo nonno, perché era un fascista, perché il mio di nonno,pur di non prendere la tessera fascista e lavorare in Italia, scelse di andare a fare il camionista in Africa dove perse un fratello, mio zio Pippo morto di malaria.
Ecco signora Mussolini Alessandra lei deve avere rispetto del mio di nonno non io del suo.

P.S. La foto ritrae la ritirata dell’ armata di Russia, di quei 230.000 uomini inviati in Russia, ne tornarono meno della metà.

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Ammettiamolo, non abbiamo capito nulla

Su compagni ammettiamolo, per anni non abbiamo capito niente della realtà che ci circondava, non abbiamo visto i problemi reali di questo paese, le preoccupazioni delle persone, le paure e le fobie che, strisciando come fumi mefitici si stavano impadronendo dei nostri elettori. Si compagni diciamocelo, ci voleva un Salvini qualunque, un Di Maio dell’ultima ora per farci capire che i problemi di quest’italia erano soprattutto i migranti.
Accecati com’eravamo dal nostro buonismo non ci eravamo resi conto che i migranti ci minacciavano, ci incalzavano, pronti a sostituirsi uno per uno a noi italiche genti. Non ci siamo resi conto che il problema non era la dispersione scolastica o la bassa percentuale di laureati che ogni anno l’università sforna, che il problema non ara tenere i conti dello stato in ordine, cercando di tenere bassa l’inflazione e magari far crescere comunque il PIL di qualche decimale. No, il problema non era evitare di fare implodere il sistema pensionistico su se stesso, magari adeguandolo responsabilmente alle aspettative di vita, no il problema erano già da allora i disperati sui barconi.
Abbiamo ritenuto che il problema fosse la disonestà diffusa, l’evasione, la corruzione, ma che dite, il problema sono questi straccioni che ciondolano per strada senza far niente.
Adesso che finalmente qualcuno ce lo fa notare noi che facciamo? Come l’ultimo giapponese rimasto a combattere la sua personalissima guerra, ce ne stiamo rintanati in trincea a difendere quei valori, ma si dai, ha ragione Salvini che continua a crescere nei consensi, ha ragione Giggino che cerca di barcamenarsi alla meglio appresso al gigante buono leghista, i problemi d’Italia sono loro e solo loro, e allora forza compagni, visto che non c’è più ne destra ne sinistra buttiamoci pure noi a inseguire la politica da sbirro del leghista vincente e torneremo a vincere anche noi con loro.
Come dite? Che vince sempre l’originale?
Mi sa che c’avete ragione.

Teruo Nakamura l’ultimo giapponese rimasto fino al 1974 a combattere la seconda guerra mondiale.

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L’importanza delle parole

Le parole sono importanti, l’abbiamo sempre detto, se cominci a parlare di revisione della legge sull’aborto, se affermi che vuoi impedire alle donne di abortire, se il Papa paragona i medici a sicari, allora è normale che apri delle crepe nel tessuto sociale, incrini certe convinzioni nell’opinione pubblica che certi diritti sono acquisiti, poi ti ritrovi con ‘ste merde che fanno manifesti paragonando la legge 194 ad un omicidio.
Guardate che dietro la foto di quel indifeso feto c’è tutta la violenza e la protervia della parola omicidio, c’è tutta la violenza del tentare di ficcarvi in testa altri sensi di colpa oltre quelli che già ha naturalmente la donna, se arriva a compiere un atto simile.
C’è il tentativo palese di mantenere e fomentare la cultura maschilista per cui se voi donne abortite siete delle assassine.
Se veramente queste persone avessero a cuore il bene di ogni nascituro, o di ogni bambino, allora di batterebbero per introdurre campagne di sensibilizzazione nelle scuole medie e superiori sui rapporti sicuri, sui sistemi di contraccezione, su che cosa significa diventare padri e madri a 17 18 anni nella società attuale, finanzierebbero ed incentiverebbero la nascita e la crescita delle case delle donne, dove ognuna può andare e trovare assistenza psicologica e legale.
Si batterebbero per potenziare i consultori pubblici, non per depotenziarli.
Questa è la solita, becere, cultura della destra fascista, misogina e ipocrita, per cui si preoccupa di salvare un feto, che giuridicamente non è un essere giuridicamente riconosciuto, ma non gliene frega un cazzo delle migliaia di bambini che muoiono sui barconi, nel lager libici o che senza alcun senso di umana pietà vengono in quelle realtà rispediti.

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Se non ora…

Siamo circondate sorelle, siamo circondate non singolarmente ovviamente, ma siamo circondate in Europa da Stati, Parlamenti, Comunità che si ribellano all’idea che la donna debba essere territorio di apprezzamenti, conquiste, palpeggiamenti, violenze, stupri, prostituzione.
Siamo circondate perché intorno a noi il cammino di emancipazione da posizioni subalterne e patriarcali va avanti spedito, così dopo l’approvazione di misure più restrittive in Svezia sulle molestie alle donne, dove hanno equiparato ogni gesto sessuale non esplicitamente accettato come violento e quindi punito, anche la Spagna ha varato una legge simile sul modello anglosassone, in Svizzera è diventato reato esprimere opinioni omofobe o razziste, in Francia sono ancora più avanti, da agosto sono considerati violenza anche gli epiteti verbali rivolti ad una donna, così il fischio modulato dell’italico merlo, il “quanto sete bone” di verdoniana memoria sono punibili penalmente, per non parlare degli apprezzamenti a tette, culi o cosce!
Ma che gli altri fossero avanti lo sapevamo da un po’, mentre da noi ancora si discute in tante aule di tribunale della lunghezza minima della gonna antistupro, nel resto del mondo nasce e dilaga e la campagna #meetoo.
Mente la corte europea dei diritti stabilisce che il matrimonio omosessuale deve essere equiparato a quello etero in ogni paese membro, da noi si torna a discutere di aborto, divorzio, affido e continuando di questo passo un paio d’anni torna il delitto d’onore e in cinque il capo coperto dal velo quando si va in giro, specie se da sole. Il tutto mentre ogni due giorni una sorella muore ammazzata per lo più da ex mariti, compagni o amanti e tutti i giorni una o più finiscono in cronaca nera per le botte prese.
Certo poi la colpa è delle mamme, ancora e sempre le donne sul banco degli imputati, per come hanno male educato i figli maschi, mentre i padri che tirano su principesse sciacquette in attesa del principe azzurro che le sposi, tutte meches, unghie, depilazioni e programmi culturali all’amici di Maria de Filippi, di colpe non ne hanno. Ma che palle sorelle, anzi direi ma che ovaie sorelle, ma quando cominciamo a batterci perché se una bambina vuole fare il meccanico, il fabbro o l’addetto all’altoforno chi se ne frega, ben venga! Quando diamo un taglio all’idea che rosa è da femmina e che se giochi con seghe e martelli diventi lesbica? E se anche ci diventa? Se lo vedi come un problema, forse allora sei proprio tu il problema e io non ci sto! Basta sorelle, basta coi luoghi comuni, basta coi pre-concetti pre-confezionati, d’accordo, c’è il pisello e la patata punto, tutto il resto sta nella testa e solo in quella, e se c’è un male in questo, sei tu ad averlo in testa questo male. La violenza di genere si combatte in primo luogo cambiando la cultura che alimenta la differenza di genere, che alimenta i tabù, le paure, la vergogna. Si combatte denunciando ogni schiaffo, ogni sopruso, ogni ingiustizia. Si combatte facendo leggi che promuovano le donne facendo capire al Paese che l’aria deve cambiare, non con leggi che le mortifichino ancor di più. Forza sorelle se non ora quando?

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Arrivare qui…

– E’ stato difficile arrivare qui Franck?
– Qui su questa panchina intendi Millie?
– No Frank, intendo qui , ora, a quest’età.
– Si, no, non lo so Millie, è successo tutto così in fretta che mi sembra ieri di averti conosciuto, ti ricordi? Eri così arrabbiata mentre scendevi dall’autobus, così arruffata nel tuo eskimo e con la tua borsa di cuoio.
– Oh si me lo ricordo, tu eri così impeccabile, così fiero con quei tuoi baffi neri neri, mi facesti scendere senza esitazione, poi mi dicesti ‘piove, ho l’ombrello, l’accompagno’
– Si mi ricordo, che emozione Millie.
– Non sapevi dove dovevo andare e mi volevi accompagnare, sei sempre stato troppo gentile, sempre buono.
– Io non sapevo dove volevi andare sola, ma sapevo che saremmo arrivati da qualche parte insieme, che avremmo attraversato la vita senza darci fastidio, come due buoni vicini, che si scambiano piatti e dolci, due amici che ne hanno viste e passate di tutti i colori
– Si Frank e quante ne hai viste passare tu.
– Vorrai dire quanti ne ho visti passare da te, Millie, accidenti quanti cuori ho raccolto su quelle scale al terzo piano.
– Ma quali cuori Frank, quali amori, la verità è che non ne ho trovato mai uno giusto per me, uno come te, con il tuo cuore e la tua testa, con le tue idee e la tua schiena dritta, e con quelle tue mani, frank che mani che hai sempre avuto, grandi, morbide, accoglienti, ti ricordi le volte che sono venuta in lacrime da te e mi stringevi lasciandomi piangere?
– Mi ricordo Millie, mi ricordo, accidenti a te, quante lacrime ho raccolto, quanti sfoghi e quante speranze ho messo via.
– Tu invece niente Frank, non mi hai mai detto niente, mai una lamentela, una lacrima, uno sfogo, perché Frank, perché?
– Perché tu avevi la tua vita Millie, ed era tutta in salita, perché dovevo renderla più difficile? E’ stato bello così, è stato bello sapere che c’eri sempre se avessi voluto, ma la mia vita è stata meravigliosa e con te lo è stata un po’ di più.
– Ma non ti manca nulla, non hai un rimpianto, una nostalgia?
– Si Millie certo, rimpiango il fatto di non aver avuto un figlio al quale insegnare la vita, ma sono felice di aver avuto vicino qualcuno con cui sognare di averlo, finché c’è stato è stato bello.
– E non ti manca quell’amore?
– Ogni singolo giorno Millie, ogni giorno che apro gli occhi e ogni notte che mi addormento, l’ho amato come mai avrei sperato di amare, mi faceva arrabbiare, mi faceva sognare, mi scuoteva la testa e il cuore, ma come mi scaldava quel suo amarmi. E’ stato l’unico uomo che ho amato in vita mia Millie, amato sul serio, un amore che dal cuore andava dritto dentro la testa trapassando l’anima.
– Ecco questo te lo invidio Frank, questo monumento d’amore che c’hai nel cuore te lo invidio un po’.
– Lo so Millie, lo so e ti voglio bene anche per questo.
– Anch’io te ne voglio Frank, sei l’uomo più bello di tutti quelli che ho conosciuto e sei l’unico uomo di cui avrei voluto innamorarmi veramente.
– Lo so Millie, lo so.

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Attendere…

L’aspettava seduta fuori l’uscio con le mani in grembo e la piccola borsa a tracolla, come fosse pronta ad andar via con lui appena arrivava, l’aspettava serena, senza fretta, come chi ripone nella speranza la certezza dell’avvenire, l’aspettava come s’aspetta la sera per respirare un po’ d’aria fresca in quelle giornate d’agosto in cui il sole sta piantato in cielo ad arroventare tutto, l’aspettava come quando, da bambina, guardava i temporali dalla finestra e dopo il lampo si stringeva nelle spalle aspettando il tuono per non saltare di paura. L’aspettava semplicemente così, con le mani in mano guardando la fine della strada, spingendo lo sguardo oltre il limite del vicolo per intuirne la forma secca e curva che si avvicinava, ciondolando lento con quel suo passo da ragazzo e la sua barba bianca da uomo grande.
L’aspettava come se fosse andato via solo poco prima con la scusa di comprar le sigarette, o il latte, l’aspettava che sarebbe tornato, quello si, lei lo sapeva che sarebbe tornato, a prenderle le mani con le mani e a guardarla negli occhi, a pettinarle i capelli appena sveglia baciandola sulle labbra per dirle che l’amava, a stringerla la sera nel letto perché non avesse freddo prima di dormire, a lasciarle il silenzio di guardare il mare insieme, persi dentro la spiaggia spazzata di vento e sabbia, coi cuori che battevano un solo colpo insieme.
L’aspettava così, seduta fuori l’uscio, con le mani nella mani ad aspettar le mani, che prendendola e carezzandola le riportavano il suo sorriso.
Parole mie, foto di Carmine Nigro che ringrazio per l’ispirazione.

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C’è sempre un diavolo in agguato.

“C’è il diavolo dietro ogni peccato di superbia, di sensualità, di lussuria – dice. “L’omosessualità è un peccato contro natura. Istigato dal maligno”
Raccontava Andreotti, tanto tempo fa, che da giovane segretario di De Gasperi, lo accompagnava tutte le mattine a pregare per qualche minuto in una chiesa del centro di Roma prima di recarsi nel suo studio a lavorare. “Lui, in religioso silenzio parlava con Dio” diceva, “io mi limitavo al parroco che se non altro mi rispondeva”.
La stessa cosa sembra la faccia il ministro per la famiglia on. Lorenzo Fontana, tutte le mattine si reca in chiesa, partecipa alla messa ed ascolta i preziosi consigli di padre Vilmar Pavesi, che, come riporta l’Espresso domani in edicola, sono pieni di buoni precetti e considerazioni cristiane.
Come quella dell’incipit sulla presenza del demonio, o come quando afferma che «In questa Chiesa vengono solo uomini perché ci vuole uno sforzo mentale per seguire la messa in latino», sforzo che a suo dire non riescono a compiere le donne.
Poi non meravigliamoci se da queste brillanti ed aperte menti, vengono partoriti disegno di legge come quello del senatore Pillon. Proposte fatte direttamente sotto il dettato del Padre Eterno per toglierci dall’oscurità e farci ritrovare la luce di nostro Signore per vivere nella grazia e nella bontà.

Mi perdoneranno i miei contatti cattolici se sembro bestemmiare, ma mi sembra che qui chi lo fa sia qualcun altro.

Questo non è un governo a cui va fatta opposizione, questi vanno fermati per la quantità di idiozie di cui sono infarciti e perché nonostante tutta la loro incapacità a governare, stanno producendo danni nel tessuto sociale e nella coesistenza civile che sarà durissimo riparare.
Hasta la victoria fratelli.

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