Con l’ignobile battuta “chi aiuta i clandestini odia gli italiani” avete chiuso il cerchio dell’odio, dell’intolleranza, dell’inumano.
Un cerchio che abbiamo costruito anche noi accettando che da migranti o rifugiati li chiamaste “clandestini”, che poi in italiano clandestino è un’altra cosa provenendo dal latino “clandestinus” che significa segreto, nascosto. Ma questi poveretti non sono nascosti, non sono segreti, sono qui in mezzo a noi, magari messi nelle condizioni giuste potrebbero studiare la lingua, imparare un lavoro, un mestiere. Potrebbero mischiarsi a noi, tanto da non darci più pensiero, più preoccupazione.
Invece no, avete aperto le catene della vostra rabbia e della vostra cattiveria e avete scientemente portato avanti il vostro progetto delittuoso.
Avete cominciato a cambiargli nome e li avete disumanizzati, poi avete sparato a zero sulle navi e sui volontari che si prendevano cura di questi poveretti, anche se qui avete avuto la strada aperta dal ministro sbirro Minniti, poi avete cominciato a chiudere i porti, i centri di accoglienza, ora il colpo finale, chi li aiuta è nemico del popolo italiano.
Una cosa però ve la voglio dire, se questo che chiamate “popolo” vi applaude, vi acclama, vi esorta a fare peggio, beh non è il mio popolo, questa gente, questi padri e madri con le bocche schiumanti, con gli occhi feroci e la mano stretta stretta al proprio portafogli, non sono il mio popolo, non sono la mia gente. Questi giovani che chiedono un futuro sicuro chiusi dentro le loro case, dentro i muri che hanno nella testa, chiusi dentro le loro fobie non sono i miei giovani.
Questo popolo mi è nemico, mi è avverso, è la mia controparte politica da combattere e da sconfiggere anche disobbedendo, gridando forte e prendendo le botte.
Questo popolo non può vincere, non sarei sconfitto io ma tutti quelli che credono nel futuro migliore per tutti.
Disobbedire, disobbedire, disobbedire.







