Il tassista guardava dallo specchietto quella sposa mezza strapazzata, che poi, ritrovarsi a prendere una cliente, di domenica mattina, vestita da sposa, è una di quelle storie che continui a raccontare per gli anni a venire. Ma in quel momento, a guardare quella donna, abbandonata sul divano posteriore, con l’acconciatura di capelli biondi che si smontava lentamente, il trucco che si scioglieva mentre le lacrime silenziosamente le rigavano il volto, lui, l’unica cosa che riuscì a pensare fu ‘ma questa i soldi per la corsa, ‘ndo ce li avrà nascosti?’. Stettero così qualche minuto, nella testa di lei, mille pensieri si accalcavano, si rincorrevano, si escludevano, mentre in gola un groppo le serrava il respiro. ‘Ma cosa mi è venuto in mente, ma che cazzo ho combinato’, intanto stava lì, annegata nel sole di quel maggio romano appena cominciato, con quella strana, misteriosa e infida, sensazione di felicità dentro la pancia, come una piccola pallina di flipper che correva su e giù, dapprima lentamente, poi, sempre più rapida, sempre più decisa.Proprio come in un flipper, quando lanci la palla con la molla, quella rallenta man mano che corre lungo il canale di lancio, arriva in cima piano, lentamente, poi, lenta prende a scendere lungo il piano, il primo bumper e accelera, poi il secondo, un altro ancora e fatichi a seguirla con lo sguardo, finché non te la ritrovi sulla paletta e d’istinto la rispedisci verso l’alto.Così era nella sua pancia, slam, bump, stack, slam, bump, buca. «Allora signori’, che dice, dove andiamo?» «E che ne so, ho fatto un casino oggi, proprio un casino» «Non se preoccupi, che a mette’a posto le cose se fa sempre in tempo» Sospirò, poi continuò «ho capito va’, oggi la prima corsa la offre la ditta». Si rassegnò a lasciarla qualche minuto coi suoi pensieri, fece ancora un gran sospiro e guardò fuori la città che continuava la sua giornata come se nulla fosse successo. «Guardi quanto è bella ‘sta città signori’, so’ duemila anni che è così, ce so’ stati imperatori, papi, duci e malandrini, i romani hanno aspettato, hanno sempre aspettato che passasse er tempo loro. Pazienti, hanno atteso e so’ stati premiati, non se preoccupi, passerà pure ‘sta botta pe’ lei». Le strappò un sorriso, tirò su la testa, s’asciugò le lacrime con le mani, finendo di sbavare il pesante trucco, s’aggiustò sul sedile, e avvicinandosi all’autista disse «andiamo in via Tuscolana, vediamo se c’è Maria, magari le paga la corsa e io mi potrò cambiare, sempre che mi faccia entrare» finì la frase quasi in un sospiro.Quello mise in moto e lento s’avviò. Mentre guardava scorrere dal finestrino i ruderi antichi, il parco, la gente a passeggio o che si fotografava, le ronzava sempre lo stesso pensiero nella testa ‘ma che ho combinato’. Solo ora realizzava che era suo quell’abbandono, quella fuga, quella corsa precipitosa fuori dalla chiesa, quei minuti in mezzo a gente che la guardava stupita e divertita, era lei l’attrice, non la comparsa di quei gesti. Sul momento, l’adrenalina le aveva pompato tanta di quella forza, di energia, di rabbia, che quasi non si ricordava nulla, non si rendeva conto di quello che faceva. Ora quei momenti, quei ricordi, le arrivavano addosso tutti insieme, togliendole il respiro. «Guardi fermi qui, all’angolo, aspetti che se c’è la mia amica la faccio scendere e la pago». Quello accostò, si fermò, si girò verso di lei e appoggiandosi allo schienale disse «guardi per la corsa non fa niente, offro io, solo una cosa vojo sape’, come si chiama lei, che stasera quanno lo racconto a mi’ moje, devo esse’ preciso, che me farà l’interrogatorio». Lei, davanti a quella semplicità, a quella gentilezza non poté che rasserenarsi e sorridere, «Paola, mi chiamo Paola» gli disse stringendogli la mano. Scese tra gli sguardi stupiti dei passanti, si fermò davanti al citofono di un palazzone enorme, cercò il nome e spinse forte il pulsante. «Chi è?» chiese una voce femminile dall’altoparlante. «Paola, sono Paola». «Lo sapevo che venivi da me, Sali va’, li mortacci tua!»
Lei sentì la frase finire tra le risate, un attimo dopo udì lo scatto del portone e si infilò rapida dentro.
