Le parole sono importanti, l’abbiamo sempre detto, se cominci a parlare di revisione della legge sull’aborto, se affermi che vuoi impedire alle donne di abortire, se il Papa paragona i medici a sicari, allora è normale che apri delle crepe nel tessuto sociale, incrini certe convinzioni nell’opinione pubblica che certi diritti sono acquisiti, poi ti ritrovi con ‘ste merde che fanno manifesti paragonando la legge 194 ad un omicidio.
Guardate che dietro la foto di quel indifeso feto c’è tutta la violenza e la protervia della parola omicidio, c’è tutta la violenza del tentare di ficcarvi in testa altri sensi di colpa oltre quelli che già ha naturalmente la donna, se arriva a compiere un atto simile.
C’è il tentativo palese di mantenere e fomentare la cultura maschilista per cui se voi donne abortite siete delle assassine.
Se veramente queste persone avessero a cuore il bene di ogni nascituro, o di ogni bambino, allora di batterebbero per introdurre campagne di sensibilizzazione nelle scuole medie e superiori sui rapporti sicuri, sui sistemi di contraccezione, su che cosa significa diventare padri e madri a 17 18 anni nella società attuale, finanzierebbero ed incentiverebbero la nascita e la crescita delle case delle donne, dove ognuna può andare e trovare assistenza psicologica e legale.
Si batterebbero per potenziare i consultori pubblici, non per depotenziarli.
Questa è la solita, becere, cultura della destra fascista, misogina e ipocrita, per cui si preoccupa di salvare un feto, che giuridicamente non è un essere giuridicamente riconosciuto, ma non gliene frega un cazzo delle migliaia di bambini che muoiono sui barconi, nel lager libici o che senza alcun senso di umana pietà vengono in quelle realtà rispediti.
