Mario s’era seduto su una vecchia barca capovolta, che la furia delle mareggiate aveva spinto su per la spiaggia, così che ora, la distanza dalla battigia, lo metteva al riparo dagli spruzzi che le grosse onde provocavano infrangendosi sulla riva. Si preparò calmo una sigaretta e l’accese, badando a riparare la fiamma dal vento, ne assaporò un paio di boccate e poi tirò fuori un piccolo quadernetto dalla tasca del giaccone, trasse da un taschino una piccola matita e cominciò a scrivere, alternando le parole alle lente boccate del fumo. “È un libro bianco tutto da scrivere questa nostra storia. Una pagina dopo l’altra, giorno per giorno, ora per ora, insieme o distanti ma uniti da questo filo di seta, che ci cinge in vita. In una pagina parleremo della sorpresa, in una dello stupore, un’altra sarà dedicata alla passione e avrà i bordi spiegazzati dal troppo sfogliarla. Scriveremo insieme di quello che ci è mancato finora, scriveremo del rispetto e della fiducia, della tenerezza di confessarsi e della dolcezza delle nostre mani che carezzano i volti. Appunteremo pensieri e sottolineeremo parole speciali, parole come ridere, colmare, saziare. Daremo un senso alle cose, troveremo il significato delle notti insonni a guardarsi un po’ increduli e un po’ stupiti, delle mattine vorticose, quando un bacio sospende il tempo fino alla sera, quando un altro bacio scioglie l’incantesimo. Spiegheremo che rispettarsi è amarsi e amarsi è stimare la schiena dritta davanti ‘ai rumori e alle furie di questa favola insensata’(*) che è la vita. Racconteremo di come ci tendiamo la mano nel bisogno e di come andiamo per mano nella felicità, spiegheremo che insieme camminiamo più leggeri e il fardello ci pesa di meno. Sigilleremo il tempo insieme scrivendo e correggendo, giorno dopo giorno, finché la scrittura non si sarà fatta sicura e fluida, mentre il tempo ci restituirà gli attimi sottratti uno ad uno, finché non saremo ripagati di tutto il dolore patito e il contenitore dei rimpianti sarà svuotato per sempre”. Guardò il foglietto, lo rilesse, lo piego per bene fino a farne una striscia e lo infilò nella piccola bottiglia che si era portato appresso. La tappò con cura, spingendo il sughero bene in fondo, poi lento s’avvicinò alla riva, prese un po’ di slancio e lasciò volare lontano la bottiglia, oltre le onde che, grosse, si infrangevano sulla spiaggia. La guardò sparire tra i flutti, pensando che magari un giorno qualcuno avrebbe letto di quell’amore, chiuso stretto dentro una bottiglia.Sergio Spera 2021(*) cit. Shakespeare
