Attendere…

L’aspettava seduta fuori l’uscio con le mani in grembo e la piccola borsa a tracolla, come fosse pronta ad andar via con lui appena arrivava, l’aspettava serena, senza fretta, come chi ripone nella speranza la certezza dell’avvenire, l’aspettava come s’aspetta la sera per respirare un po’ d’aria fresca in quelle giornate d’agosto in cui il sole sta piantato in cielo ad arroventare tutto, l’aspettava come quando, da bambina, guardava i temporali dalla finestra e dopo il lampo si stringeva nelle spalle aspettando il tuono per non saltare di paura. L’aspettava semplicemente così, con le mani in mano guardando la fine della strada, spingendo lo sguardo oltre il limite del vicolo per intuirne la forma secca e curva che si avvicinava, ciondolando lento con quel suo passo da ragazzo e la sua barba bianca da uomo grande.
L’aspettava come se fosse andato via solo poco prima con la scusa di comprar le sigarette, o il latte, l’aspettava che sarebbe tornato, quello si, lei lo sapeva che sarebbe tornato, a prenderle le mani con le mani e a guardarla negli occhi, a pettinarle i capelli appena sveglia baciandola sulle labbra per dirle che l’amava, a stringerla la sera nel letto perché non avesse freddo prima di dormire, a lasciarle il silenzio di guardare il mare insieme, persi dentro la spiaggia spazzata di vento e sabbia, coi cuori che battevano un solo colpo insieme.
L’aspettava così, seduta fuori l’uscio, con le mani nella mani ad aspettar le mani, che prendendola e carezzandola le riportavano il suo sorriso.
Parole mie, foto di Carmine Nigro che ringrazio per l’ispirazione.

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