Ti porto io!

Sono alla soglia dei 60 anni, nella mia vita è successo un po’ di tutto, come nella vita di tutti alla fine. Sono stato figlio e sono restato orfano, un po’ all’improvviso a raccontarla tutta, anche se papà, se ne era andato già da un po’ per la sua malattia e per lui eravamo solo delle ombre nella nebbia della sua vita ormai. Mamma invece mi ha regalato la gioia di un ultimo bacio, un ultimo abbraccio, la sera prima di andarsene e forse è per questo che se ne è andata in silenzio, senza clamore, senza avvisare. Le mamme fanno così e dentro ti lasciano questo vuoto che non riempi più. Perché, come dice Schiavone, la separazione la sopporti, ti ci abitui, ma la mancanza no, è un’emozione senza corpo.Sono stato marito e sono diventato ex, non senza clamore ad essere sinceri, non senza recriminazioni, rimpianti, dolore e strappi, ma così vanno in genere queste cose, anche se alla madre dei miei figli, va tutta la mia stima e ammirazione, e sì, anche gli ex possono provare certi sentimenti, per come ha tirato su quei due pezzi di galantuomini che sono i miei figli.Sono diventato padre, e non potrò mai essere ex, perché è un titolo che ti danno per la vita, ho trepidato tenendo tra le braccia quegli sconosciuti piovuti da chissà dove, poi li ho amati, come non si può amare niente e nessuno su questa terra e anche oltre. Li ho guardati crescere e diventare uomini ed ora che per abbracciarli mi devo mettere in punta di piedi, li guardo come neanche Lippi nel 2006 ha guardato la sua coppa del mondo.Poi arriva il momento che dovresti fare il bilancio delle cose fatte e metterti sulla veranda della tua vita a guardare il sole che brilla sul tuo giardino, ma non per tutti è così, arrivano altre occasioni, altre sfide, altre rotture di cojoni di livello dieci, sempre per citare Schiavone, che tu dici ma quando ci esco dalla tempesta, quando me lo godo un po’ di mare calmo?E forse è così e sarà così, perché il destino, che è sempre cinico e baro, capisce chi è un capitano di pattino da spiaggia e chi è un navigatore solitario, uno che se gli dai una canoa ti traversa l’Atlantico e ritorna, a dispetto tuo e delle tempeste. Così ogni volta mi rimetto in mare e pagaio come un pazzo, perché la scintilla della speranza non si spenga mai, perché gli altri, perché tu possa dire “ma quanto cazzo rema quello lì, che non si piega mai”.E se a volte devo remare più forte per starti dietro o per tirarti appresso, lo faccio, perché prima o poi finisce questa cazzo di pioggia e ci ritroveremo al sole, sulla spiaggia a goderci il caldo e a bere birra e gazzosa.Perciò prendi questo cazzo di remo e rema, tira il fiato e rema, spingi forte contro vento e rema, che ad arrendersi c’è sempre tempo e son tutti bravi a farlo.A te, perché se ti devo prendere sulle spalle per farti andare avanti lo faccio, senza pensarci su.

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