Siamo circondate sorelle, siamo circondate non singolarmente ovviamente, ma siamo circondate in Europa da Stati, Parlamenti, Comunità che si ribellano all’idea che la donna debba essere territorio di apprezzamenti, conquiste, palpeggiamenti, violenze, stupri, prostituzione.
Siamo circondate perché intorno a noi il cammino di emancipazione da posizioni subalterne e patriarcali va avanti spedito, così dopo l’approvazione di misure più restrittive in Svezia sulle molestie alle donne, dove hanno equiparato ogni gesto sessuale non esplicitamente accettato come violento e quindi punito, anche la Spagna ha varato una legge simile sul modello anglosassone, in Svizzera è diventato reato esprimere opinioni omofobe o razziste, in Francia sono ancora più avanti, da agosto sono considerati violenza anche gli epiteti verbali rivolti ad una donna, così il fischio modulato dell’italico merlo, il “quanto sete bone” di verdoniana memoria sono punibili penalmente, per non parlare degli apprezzamenti a tette, culi o cosce!
Ma che gli altri fossero avanti lo sapevamo da un po’, mentre da noi ancora si discute in tante aule di tribunale della lunghezza minima della gonna antistupro, nel resto del mondo nasce e dilaga e la campagna #meetoo.
Mente la corte europea dei diritti stabilisce che il matrimonio omosessuale deve essere equiparato a quello etero in ogni paese membro, da noi si torna a discutere di aborto, divorzio, affido e continuando di questo passo un paio d’anni torna il delitto d’onore e in cinque il capo coperto dal velo quando si va in giro, specie se da sole. Il tutto mentre ogni due giorni una sorella muore ammazzata per lo più da ex mariti, compagni o amanti e tutti i giorni una o più finiscono in cronaca nera per le botte prese.
Certo poi la colpa è delle mamme, ancora e sempre le donne sul banco degli imputati, per come hanno male educato i figli maschi, mentre i padri che tirano su principesse sciacquette in attesa del principe azzurro che le sposi, tutte meches, unghie, depilazioni e programmi culturali all’amici di Maria de Filippi, di colpe non ne hanno. Ma che palle sorelle, anzi direi ma che ovaie sorelle, ma quando cominciamo a batterci perché se una bambina vuole fare il meccanico, il fabbro o l’addetto all’altoforno chi se ne frega, ben venga! Quando diamo un taglio all’idea che rosa è da femmina e che se giochi con seghe e martelli diventi lesbica? E se anche ci diventa? Se lo vedi come un problema, forse allora sei proprio tu il problema e io non ci sto! Basta sorelle, basta coi luoghi comuni, basta coi pre-concetti pre-confezionati, d’accordo, c’è il pisello e la patata punto, tutto il resto sta nella testa e solo in quella, e se c’è un male in questo, sei tu ad averlo in testa questo male. La violenza di genere si combatte in primo luogo cambiando la cultura che alimenta la differenza di genere, che alimenta i tabù, le paure, la vergogna. Si combatte denunciando ogni schiaffo, ogni sopruso, ogni ingiustizia. Si combatte facendo leggi che promuovano le donne facendo capire al Paese che l’aria deve cambiare, non con leggi che le mortifichino ancor di più. Forza sorelle se non ora quando?
