Addio 2019

Lentamente finisce questo anno, scivola tra le dita ormai consumato dagli eventi che lo hanno riempito. Finirà in un baleno, con un grande botto, esattamente come è arrivato. Un anno lungo come una traversata oceanica, che ognuno di noi fa in solitaria con la sua piccola barca, incerto tra i flutti o sereno nella bonaccia, sorretto e spronato dalla propria fede, dai propri valori, dai propri affetti.
Finisce quest’anno pieno come pochi altri per me, con i momenti duri, quelli che ti fanno tremare le ginocchia e l’anima, ma anche e per fortuna di momenti belli, di responsabilità accolte con paura e con fiducia, pieno di amici belli che ti fanno sorridere solo a pensarli. Un anno che mette il punto e mi fa voltare pagina, intraprendere una nuova strada, come è giusto, che poi il cammino lo faccio a piedi, in treno o in auto, poco importa, l’importante è che voi ci siate sempre, col sorriso, con la compassione, con l’amicizia e l’affetto. Grazie a tutti allora, agli amici che mi stimano e si lamentano che li chiamo e li vedo poco, ai miei compagni di fede che mi sorreggono e condividono con me la speranza, grande motore del futuro. Ai miei figli, per me patrimonio dell’umanità, che ormai portano, anzi, guidano i loro sogni da soli, sempre nel rispetto delle regole e dei limiti. Grazie a tutti, ma proprio a tutti per il tempo passato insieme a leggersi e commentarsi, a discutere, a riflettere. Ed ora tutti a tavola, che arrivare al cenone è un attimo.

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Post molto personale.

Non sono cattolico e non sono solito parlare della chiesa, lo faccio stavolta di fronte a fatti sconcertanti e parole pesanti, lo faccio tenendo bene a mente che anch’io ho fede e ne riconosco il valore, e anche se diversa, anche se altre fedi hanno bisogno di simboli e liturgie va bene comunque e non mi esprimo in merito a ciò.
Allora vi dico che cosa succederebbe a casa mia, se un buddista discepolo di Nichiren Daishonin usasse parole analoghe a quelle di Don Donato Piacentini (il parroco di Sora).
Personalmente gli direi con la massima tranquillità e serenità, confortato dalle parole del mio Presidente e di quelli che lo hanno preceduto, gli direi semplicemente che quello che lui afferma è contrario al nostro Voto di fede, al motivo, anzi al senso per cui ci riconosciamo tutti gli uni negli altri, come diversi corpi, stessa mente.
Il Voto di adoperarci per la pace e la felicità di ogni essere vivente, bianco, nero, giallo, perché ad ognuno siano garantiti gli stessi diritti alla vita, alla felicità, al futuro. Il motivo per cui il nostro Presidente è stato più volte candidato al premio nobel per la pace. Il motivo per cui la nostra campagna ‘Senza Atomica’ gira paesi e città di tutto il mondo da 40 anni senza sosta, perché la bomba atomica è la negazione massima del nostro Voto, del nostro umanesimo.
Allo stesso modo riconosco quei valori della Chiesa Cattolica, negli insegnamenti del Cristo e, permettetemi, anche di questo Papa, che ha voluto il Giubileo Straordinario della Misericordia, che avrà pure un senso diverso rispetto al giubileo straordinario della redenzione, voluto da Giovanni Paolo II nel 1983, o quello della pietà di Dio e della remissione dei peccati, voluto sempre dallo stesso papa?
Vorrà dire qualcosa se il primo giubileo Papa Francesco lo dedica alla Misericordia, che “è la virtù che vince il male con il bene o, come dice il nome stesso, è il cuore che si china sulla miseria umana, per alleviarla, curarla, sanarla: sulla miseria fisica, nella forma del dono, sulla miseria morale, nella forma del perdono” (cit. Mauro Cozzoli, corso interdisciplinare sulla Misericordia).
E allora come possono essere nella Chiesa della Misericordia quelle parole che sono così escludenti? Che consegnano la misericordia al tuo vicino di casa ma la negano a chi viene da un altro paese, da un altro stato?
Perdonatemi la lunghezza, ma veramente non riesco a capire ne lui, ne le persone che hanno assistito benedicendo quelle parole, ne chi commenta favorevolmente. Il mondo si è veramente rovesciato se anche un uomo di fede pronuncia parole contro il fratello che viene a chiedere la carità.
Per me il faro è sempre lo stesso, immutabile,
«“Gioia” significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia»
(Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 118, 50).

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(la foto l’ho presa dal sito del Vaticano, è il Papa che lava i piedi ai detenuti, ultimi tra gli ultimi, così tanto per restare in tema)
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Al Presidente Conte …

Ce li siamo dimenticati Presidente Conte, ce li siamo dimenticati quei 500 poveri cristi in balia del caldo e del mare, bloccati dal suo ministro a largo dei porti italiani. Presi dalla frenesia del cinghiale padano di farle lo sgambetto, abbiamo perso di vista quei poveretti. Li abbiamo lasciati lì a cuocere nella graticola agostana del Mediterraneo, in attesa che in Parlamento si decidessero le sorti sue, del governo, della legislatura e di tutti noi in fondo. Ora però lei sta ancora lì, il cinghiale è sempre il suo ministro e quei poveretti stanno sempre sotto il sole.
Allora io vedo che lei è persona premurosa e attenta con chi ha bisogno, vedo che è stato a visitare degli anziani, leggo che ha chiamato la figlia di una signora che da mesi non la vede facendosi promettere una visita alla mamma.
Ecco allora se vuole la chiamo io per dirle che deve fare sbarcare quei 500 poveretti, che anche se neri, anche se di un’altra lingua, di un altra religione, hanno lo stesso cuore, lo stesso sangue, la stessa anima della vecchina la cui solitudine si è preso a cuore. Sono esseri umani come i vecchietti a cui ha fatto visita.
Allora la prego, abbia in questo suo mandato uno scatto di dignità, di umanità, di amor proprio e alzi il telefono per prendere a calci il cinghialone suo ministro, o se proprio non se la sente alzi il telefono e imponga al ministro Trenta il trasbordo su navi militari italiane di quei poveretti sotto il sole.
Li faccia trasbordare su gommoni, su traghetti civili, su barche da diporto, su pescherecci, ma li porti a terra cazzo!
Presidente, per il suo discorso alla camera ha scoperto di avere due coglioni e li ha tirati fuori , ecco lo faccia ancora e porti a terra quella povera gente.
Vedrà Presidente, potrebbe anche piacerle.
Grazie.

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Della spericolata vita del punto…

Della spericolata vita del punto o della vita spericolata nel punto.
Il punto è un segno con una caratteristica tutta sua, è immutabile qualunque sia il font, è netto e preciso come uno tuono, segna il paragrafo in maniera chiara, ineluttabile.

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Il punto non lo puoi usare a sproposito, non ne puoi distribuire troppi in un testo altrimenti ci inciampi e ben presto ti stanchi di leggere, il punto va centellinato, come i ‘ti amo’ in una storia d’amore, va usato con cura, coccolato, atteso, quasi invocato e poi finalmente zac, messo.
Il punto è il segno di un finire, un concludere, un andare a capo, dopo puoi lasciare una riga vuota, come fosse una storia d’amore che finisce e ti prendi una pausa rigenerativa, una pausa per fare ordine e mettere in fila emozioni e sentimenti; o puoi continuare senza interlinea, come fosse un nuovo big bang che sprigiona energia da quel piccolo punto nero sul foglio.
E allora il punto include un nuovo inizio, un nuovo capoverso, un nuovo paragrafo, un’altra storia se non un’altra vita, il punto allora si fa attesa, speranza, desiderio, come l’arcobaleno dopo una tempesta quel punto diventa sogno, diventa possibilità senza fine e opportunità da cogliere.
Il punto può essere esclusivo e malinconico, come quello messo da ultimo alla fine di un libro che ti fa tornare indietro alle pagine precedenti con quella malinconica nostalgia, quasi fosse il saluto ad un amico caro lasciato alla stazione, può essere intrigante e provocatore come il punto che chiude l’incipit di un libro e ti fa venire voglia di proseguire ma può essere noioso e scontato se te la fa passare.
Il punto segna il foglio creando una concava increspatura che da una parte sottrae per portare dietro, nel foglio altro, come fosse un mondo di sotto, mai indeciso, mai ambiguo, mai interpretabile, un punto dopo ‘addio’ è per sempre, dopo un ‘a domani’ è certezza di eternità, dopo un ‘ti amo’ è garanzia di determinata esclusività.
Nel punto c’è tutta una vita da raccontare e tutta una vita sta in un punto, netta, chiara, senza ambiguità.
Se poi al punto aggiungi una linea prima ed una dopo gli fai due ali per volare lontano, leggero, come un albatros in una notte d’agosto -.-

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Le liste di proscrizione

Guardate ve lo dico sinceramente, sia a Nicola che a Matteo, a me questa cosa della raccolta firme contro il ministro della paura mi sta sinceramente sulle scatole.
Primo perché se anche ne raccogliessimo un milione, e sarebbe una cifra enorme per una raccolta di questo tipo, sarebbe come la mosca sul culo dell’elefante, perché c’avrà sempre dalla sua i numeri dei sondaggi, i milioni di elettori che l’hanno votato alle Europee e noi non gli faremmo neanche il solletico.

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Però capisco che potrebbe essere l’occasione di ritrovare un’unità di intenti su un punto preciso, ma anche qui siamo alle solite, siamo sempre ad unirci contro qualcuno e non per qualcosa.
E poi fatemelo dire, ma davanti ad un ministro che fa schedare i militanti comunisti che vanno alle manifestazioni, i dissidenti che lo contestano ai comizi, che da della zecca rossa al capitano tedesco di una nave ONG, che si fa beffe delle istituzioni europee io che dovrei fare? Mi vengo ad autodenunciare presso i circoli del PD? Ma la sento solo io questa puzza di olio di ricino in giro? Questa voglia di liste di proscrizione?
Ma solo io vedo questa voglia di fascismo strisciare tutti i giorni introno a noi?
E non parlo solo del ministro della paura, ma pensate se anche solo per prenderci per il culo, la bestia del ministro cominciasse a twittare 10 nomi al giorno di quelli che hanno firmato, ve l’immaginate i messaggi, i commenti, gli improperi e gli sfoghi sui social contro quei dieci nomi?
Ve l’immaginate che vita di merda farebbero da quel momento in poi i dieci fortunati obiettivi della bestia?
Allora scusate ma una domanda mi sorge spontanea, ma come cazzo vi è venuto in mente?

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Il sogno.

Una notte ho fatto un sogno, uno di quei sogni brutti che sembrano veri, ho sognato che Valerio precipitava in un dirupo altissimo, dalla cui sommità non si vedeva la fine. Nel sogno l’ho visto scivolarmi tra le braccia e cadere giù e mi sono buttato anch’io, nella testa un solo pensiero, se deve morire non può farlo da solo, sarò lì con lui e sarà meno brutto morire insieme. Ecco questo sogno da la misura dell’amore che sentiamo verso i figli, verso i nostri italianissimi, bianchi, anche biondi figlioli.
Poi vedo le immagini di quei padri e madri che viaggiano per migliaia di chilometri con i loro figli e li guardano morire di stenti, o affogati in mare e mi chiedo ma il loro dolore è uguale al mio? Il loro stridere di carne dilaniata è come il mio, la fitta improvvisa, insostenibile dentro al cuore e giù fino alla pancia è come la mia? Si, si è uguale per tutti i genitori del mondo, il dolore è il medesimo, come la speranza, la voglia di vederli crescere.
E allora mi chiedo ma la signora che ha vinto il premio per il commento più cinico, si quella del “Buon appetito pesci” e che nel banner chiede la verità per Bibbiano, ha dei figli, o magari è zia di qualche sorella fratello? Ecco la signora il cui profilo è scomparso, ovviamente, quando sputa rabbia e odio si sofferma un attimo solo a pensare a questo o al posto del cuore ha una carta fedeltà della Conad?
E ancora è proprio nata così merda o c’è diventata con la vita e se si che vita di merda ha fatto per ridursi così?
E se ha fatto una vita di merda quando è successo che si è arresa a tutta questa marea che montava nella sua vita invece di tirare su la schiena e ricacciarla indietro?
Qual è il momento zero dell’odio, dov’è il ground zero da cui si comincia ad odiare tutto e tutti.
Magari qualcuno dei miei contatti una risposta ce l’ha, magari lui quel momento l’ha passato e può rispondere.
Io continuo a tirarmi su e ricaccio tutta la merda ogni giorno e sarà per questo che non ho risposte.

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La pancia.

La pancia è il posto più zozzo di tutto il corpo umano.
Nella pancia un complicato agglomerato di tubi, cannule, arterie, vasi, vene, tessuti molli, villi e miliardi di batteri, si batteri, quelli che ostinatamente vi impegnate a debellare dappertutto nella vostra vita, contribuiscono con un lungo processo a trasformare qualunque cosa, sia essa un pezzo di pizza con la mortadella o un prelibato dolce di Iginio Massari, in un rifiuto putrescente, più o meno solido, più o meno tendente al color marrone, più o meno fetido.
La pancia riceve, elabora, destruttura, scioglie, liquefa, fermenta ed alla fine espelle in un avveniristico sistema di espulsione, che sebbene sia ingegneristicamente perfetto, rimane l’organo più nascosto del nostro corpo.
La pancia a volte, nell’espletare il suo compito, borbotta, sussulta, si scuote, si gonfia, si agita spasmodicamente e a volte tende ad emettere brontolii che causano imbarazzo al resto del corpo, normalmente poi, in questo processo di smontaggio, la pancia produce gas che, in preda a convulsioni o movimenti spasmodici, tende ad espellere con fragore, prontamente repressa dalla cultura di negazione e di Savoir faire che l’arte del buon vivere insieme ha sviluppato nei secoli.

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A volte la pancia si impunta, si indigna, si stizzisce, assume un comportamento culturalmente stitico.
Anche qui allora i rimedi sono ben diversi da quelli che si prendono normalmente per il resto del corpo, non basta una pasticca e nel peggiore dei casi una iniezione.
No per la pancia anche i rimedi sono più meccanici, più crassi, più privati, a volte serve una pasticca speciale, di forma allungata e viscida al tatto, una pasticca che si infila direttamente in quel capolavoro di ingegneria privato della vista del sole, altre volte servono interventi più radicali e drastici, una sorta di piccolo cannone in grado di sparare direttamente dal basso dentro la pancia la soluzione che può sciogliere l’impuntatura.
Ecco benvenuti nell’Italia del 2019, quella che ha affidato il governo del paese e della cultura alla pancia.

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Dei giornalacci.

Io non me la prendo con Libero per i titoli e gli articoli, né me la prendo con il Giornale, con Feltri o Giordano, né con tutti gli altri talk show, programmi di approfondimento e menate varie che giornalmente ci rincoglioniscono spargendo odio, pregiudizi, omofobia, razzismo, sessismo e tutto quello che di peggio mente umana riesca a pensare.

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Non me la prendo con loro perché fanno un gioco ben evidente, visto che il Berlusca loro foraggiatore e il suo partito sono decotti e svuotati di ogni appeal politico e commerciale, loro non fanno altro che tirare la volata a Salvini, nella certezza che a breve cadrà il governo e con il consenso conquistato nelle prossime elezioni si darà vita ad un governo Lega, Fratelli d’Italia e quel che resta di Forza Italia, garantendo così, soprattutto alle ultime due forze una sopravvivenza politica che altrimenti non avrebbero.
Forza Italia infatti, di fronte all’incapacità per raggiunti limiti di età del suo proprietario, non è più spendibile nel panorama politico e FdI, con la Meloni che cerca di scavalcare a destra Salvini, uno cioè che è fascista quanto e più di lei, rischia un progressivo svuotamento a favore della Lega.
Lo so, lo scenario è terribile, oltre ai danni ai conti pubblici che stanno facendo e continueranno a fare, c’è la distruzione della coesione sociale, l’imbarbarimento culturale del paese, la lenta soppressione di diritti civili acquisiti a favore di uno stato teocratico.
Ma si sa io sono un vecchio comunista complottista e magari vedo male, comunque sia io la colpa di ciò non la do ai giornali ma a quel 60% di coglioni che hanno votato per questi avventurieri e non mi venite a dire che non si può dare del coglione ad un elettore se questo entra nella cabina elettorale con le mutande in testa!

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I mostri.

“Il sonno della ragione genera mostri” ma non solo, genera odio, fa crescere la rabbia e il risentimento, dipinge una realtà a due colori, il bianco e il nero, i buoni e i cattivi, noi e loro. Il sonno della ragione obnubila le coscienze, anestetizza l’umana pietà, crea distanze e quando la distanza non ti fa più riconoscere l’altro come un te stesso allo specchio tutto diventa possibile, tutto inevitabilmente può accadere.
Così oggi mentre piangiamo due uomini di grande cultura scomparsi, assistiamo attoniti ad uno spettacolo di sciacallaggio politico che chiunque abbia un minimo di buon senso rifiuta, nauseato dalla puzza di marcio che emana.
Non sono frequente a dare consigli o a discutere del PD, però l’operazione messa in piedi dai 5s e dal cialtrone loro presidente o segretario politico o portavoce, chiamatelo come vi pare ma non omettete cialtrone davanti al titolo, ha veramente dell’incredibile.

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Utilizzare la vicenda di Bibbiano (con la o, quella con la a e una b in meno era una scuola salita agli onori della storia per meriti ben più nobili) per attaccare il PD e dipingerlo come il partito dei pedofili, dei distruttori della famiglia “tradizionale”, dei mangia bambini come i comunisti russi, è veramente il punto più basso della loro già bassa politica.
Avevano più e più volte toccato il fondo con affermazioni avventate o insensate, ma stavolta hanno preso una pala è hanno scavato quel fondo per andare ancora più giù.Utilizzare un fatto di cronaca per infangare , per spargere letame su un partito tuo avversario, significa tirare la merda addosso a chi in quel partito crede, milita, fa volontariato,
Personalmente ho speso anni come militante, come segretario politico e poi organizzativo, ho creduto e credo ancora in tante di quelle idee, in quei valori, ho passato notti ad organizzare, a discutere, a costruire in quel partito e non ci sto, non ci sto a farmi dare del pedofilo, del distruttore di famiglie, a restare fermo sotto la pioggia di liquame che ci tirano addosso immeritatamente.
Perciò una cosa voglio dire a Nicola Zingaretti e a tutti quelli che si ritrovano nelle mie parole e lo dico col cuore in mano e con tutta la determinazione di cui sono capace, non ci stare a questo gioco!
Non consentire ulteriormente questa speculazione infame da quattro scappati da casa senza arte né parte, questa deve essere la tua e la nostra linea del Piave, oltre non deve passare nessuno, oltre non devi permettere niente.
“Oltre non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo” ecco Pio VII mi perdonerà l’uso delle sue parole al cospetto dei francesi arrivati ad arrestarlo, ma tu, noi dobbiamo in questo momento avere lo stesso spirito indomito, la stessa forza, lo stesso carattere.

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L’italiano e gli itagliani.

Per capire che l’italiano è un problema per la metà degli italiani non c’era bisogno di conoscere i risultati INVALSI 2019 ma qualche ora su FB a leggere commenti e post è di per se illuminante come e più di un test.
Si, perché se qualche strafalcione si può addebitare al correttore di Android (sempre meno in realtà, affina costantemente le proprio conoscenze, lui!), certe castronerie (e qui già cominciamo a sfoltire lettori) sono proprie di coloro che seppure hanno conseguito un diploma di scuola superiore, hanno poi smesso di leggere, di informarsi, di essere curiosi. Così assistiamo alla dismissione dell’h o al suo profluvio (altra sfoltita!), “loro non anno mai lavorato”,”vado ha casa” tanto per fare due esempi.

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Assistiamo impotenti alla lenta eutanasia del congiuntivo e del condizionale a favore del trionfo del più semplice presente indicativo.
Restiamo attoniti dinanzi alla disfatta delle coordinate a favore delle subordinate (e qui siete rimasti in quattro!) che ti lasciano con il dubbio sul senso e sul fine ma con la certezza della incompetenza.
Ma si sa, scrivere un testo, un paragrafo, una frase, solo una frase di senso compiuto, che esponga con sinteticità ed efficacia il pensiero dello scrivente, ecco per scriverlo bisogna formularlo quel pensiero, bisogna connettere almeno due neuroni in una sinapsi e spesso ormai, troppo spesso i neuroni sono come il coraggio di Don Abbondio, se non ce l’hai, non te li puoi dare!
Buona giornata!

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