Non sono cattolico e non sono solito parlare della chiesa, lo faccio stavolta di fronte a fatti sconcertanti e parole pesanti, lo faccio tenendo bene a mente che anch’io ho fede e ne riconosco il valore, e anche se diversa, anche se altre fedi hanno bisogno di simboli e liturgie va bene comunque e non mi esprimo in merito a ciò.
Allora vi dico che cosa succederebbe a casa mia, se un buddista discepolo di Nichiren Daishonin usasse parole analoghe a quelle di Don Donato Piacentini (il parroco di Sora).
Personalmente gli direi con la massima tranquillità e serenità, confortato dalle parole del mio Presidente e di quelli che lo hanno preceduto, gli direi semplicemente che quello che lui afferma è contrario al nostro Voto di fede, al motivo, anzi al senso per cui ci riconosciamo tutti gli uni negli altri, come diversi corpi, stessa mente.
Il Voto di adoperarci per la pace e la felicità di ogni essere vivente, bianco, nero, giallo, perché ad ognuno siano garantiti gli stessi diritti alla vita, alla felicità, al futuro. Il motivo per cui il nostro Presidente è stato più volte candidato al premio nobel per la pace. Il motivo per cui la nostra campagna ‘Senza Atomica’ gira paesi e città di tutto il mondo da 40 anni senza sosta, perché la bomba atomica è la negazione massima del nostro Voto, del nostro umanesimo.
Allo stesso modo riconosco quei valori della Chiesa Cattolica, negli insegnamenti del Cristo e, permettetemi, anche di questo Papa, che ha voluto il Giubileo Straordinario della Misericordia, che avrà pure un senso diverso rispetto al giubileo straordinario della redenzione, voluto da Giovanni Paolo II nel 1983, o quello della pietà di Dio e della remissione dei peccati, voluto sempre dallo stesso papa?
Vorrà dire qualcosa se il primo giubileo Papa Francesco lo dedica alla Misericordia, che “è la virtù che vince il male con il bene o, come dice il nome stesso, è il cuore che si china sulla miseria umana, per alleviarla, curarla, sanarla: sulla miseria fisica, nella forma del dono, sulla miseria morale, nella forma del perdono” (cit. Mauro Cozzoli, corso interdisciplinare sulla Misericordia).
E allora come possono essere nella Chiesa della Misericordia quelle parole che sono così escludenti? Che consegnano la misericordia al tuo vicino di casa ma la negano a chi viene da un altro paese, da un altro stato?
Perdonatemi la lunghezza, ma veramente non riesco a capire ne lui, ne le persone che hanno assistito benedicendo quelle parole, ne chi commenta favorevolmente. Il mondo si è veramente rovesciato se anche un uomo di fede pronuncia parole contro il fratello che viene a chiedere la carità.
Per me il faro è sempre lo stesso, immutabile,
«“Gioia” significa che se stessi e gli altri insieme provano gioia»
(Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 118, 50).
