Oggi a Roma ne avete ammazzata un’altra.
Le avete fracassato il cranio con un peso da palestra, e stavolta non è un omicidio maturato tra giovani sbandati o di una coppia che viveva ai bordi della società.
Stavolta non ci sono le attenuanti generiche del disagio, stavolta è un dirigente di 55 anni, la mia età, che prende e al culmine di un litigio uccide la compagna.
Allora c’è qualcosa di più infido, di più perverso, di più devastante nella vostra mente, significa che non riuscite più a concepire l’amore, significa che nelle vostre teste esiste solo il possesso.
Perché l’amore arriva, infiamma, accalora, travolge, sconquassa, costruisce una persona nuova e può anche finire cazzo!
L’amore può anche non essere eterno, può accadere che come è venuto così finisce, può essere che l’amore non finisca ma le vostre strade vi separino, può accadere che l’amore ci sia tutto ma sia impossibile da vivere insieme.
Allora si soffre, si sta male, ci si sente dilaniati, frammentati, squarciati come se ci avessero strappato un pezzo di carne viva, ma si va avanti, si conserva nel cuore quell’amore e si cresce e si migliora, si va avanti sapendo che il bacio più bello, l’abbraccio più intenso, le notti più calde devono ancora venire.
Ma la possessione no, quella ce l’avete dentro come un cancro, proprio come i bambini hanno la possessione dei loro giochi, del loro spazio.
Quella è una malattia che vi impedisce di guardare il mondo e di guardare l’amore, quello è il vostro demone che vi brucia, il fuoco dentro non è l’amore, è il vostro inferno. La gelosia è il bisturi che vi separa dall’amore, la follia che vi brucia negli occhi è l’acido che rende una terra bruciata quel giardino fiorito che era il vostro amore.
O forse no, forse non l’avete mai provato l’amore, era solo desiderio, era solo sterile, osceno, volgare desiderio di prendere tutto dall’altro, compresa la sua vita.
E così oggi ne avete ammazzata un’altra.
Mi fate schifo.