La buona scuola.

10L’Italia è il paese in cui l’8,7% dei diplomati al liceo classico proviene da una famiglia di impiegati o di operai, allo scientifico va meglio ben il 13,1%. Il 45% dei diplomati proviene dalle classi sociali più agiate. Anche tra i bocciati le percentuali sono le stesse, il 30% dei bocciati proviene da figli di operai e impiegati contro il 17% dei figli di professionisti, avvocati, notai.
Anche alla laurea ci arriva più facilmente chi viene da una classe sociale più agiata, qui siamo al 43% contro il 15% circa.
Una situazione che si discosta poco da quanto ritratto nel 1963 quando su 100 laureati 86 provenivano dalle classi più agiate, i dati sono consultabili sul sito di tecnicadellascuola.it, e sono stati presentati alla fine dell’anno scorso al ministero dell’istruzione.
Ma evidentemente sono dati che hanno colpito poco i nostri responsabili visto che l’ultima novità della buona scuola sono l’obbligo di aver effettuato le prove invalsi e gli stage perfino dal McDonald per poter accedere agli esami di maturità.
E la chiamano ancora la buona scuola.

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Siate leggeri.

Siate leggeri senza essere superficiali, amate il sorriso di una donna, la risata di un bambino, le onde lunghe che vi bagnano i piedi, cercate la bellezza nel momento presente e cercatene ancora per il futuro. Camminate nella vostra vita oggi e se non l’avete ancora fatto, questo è il momento per cominciare.
Ci è data questa vita qui e ora, pretendete la felicità che è dentro di voi, non la cercate in qualcun altro, piangete pure tutte le vostre lacrime, ma poi prendete i vostri strumenti, la vostra camicia sudata e le vostre scarpe logore e ricominciate a camminare.
Siete fatti di luce e nella luce dovete vivere.
Dedicata a tutti quelli che ce la mettono tutta nonostante tutto.

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LE RAGAZZE DELL’EST – Parte 2-


Così il bel Fabio Testi non contento della performance domenicale, ieri a Radio24 stanco delle polemiche post trasmissione si sfoga dicendo che dovrebbe andare a casa la Boldrini e non la Perego e che si dovrebbero riaprire i bordelli, così puoi pagare ed andare a divertirti senza problemi.
A parte il fatto che per pagare e “divertirti” non solo le principali vie consolari, ma anche le provinciali e le comunali hanno un’offerta di sesso da strada di notevole portata.
Siamo alla morte della vergogna, di qualunque vergogna, non c’è più rispetto neanche per le puttane, chiamate a far divertire il bel maschio italiano.
Eppure io una puttana l’ho conosciuta, si chiama Andrea e faceva la vita tra Torrimpietra ed Aranova. Mi vedeva passare tutti i giorni davanti al suo fuocherello per tornare a casa, un giorno mi fermò e mi disse che non aveva mangiato niente e moriva di fame. Le portai dopo una decina di minuti un paio di tramezzini e una coca, dovetti aspettare che tornasse dalle fratte dietro il campo di Aranova, da quel giorno ogni tanto le lasciavo una bottiglia di tè, una coca, a natale una bottiglia di vino, lei mi sorrideva tutte le volte che passavo.
Ora non c’è più al solito posto, spero con tutto il cuore che sia tornata a casa sua, all’est, dove l’aspettava sua mamma e il suo figliolo.
A me Andrea non mi ha mai fatto venire voglia di divertirmi.
Buonasera Donne.

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LE RAGAZZE DELL’EST -Parte 1-


Le vogliono dell’est perché sono gnocche, sexy e si preoccupano della tua erezione.
Le italiane sono sformate, ciavattone, petulanti e diciamocelo tra noi, anche un po’ rompicoglioni.
Ecco stavolta avete passato il limite, con Fabio Testi e la sua storiella dell’amico che a Mosca per il suo compleanno si vede regalare dalla sua fidanzata russa una notte al postribolo avete toccato vette di tv spazzatura che neanche la catena montuosa del Nepal ha!
Lo schifo non avanza neanche più, è stabilmente intessuto al pensiero corrente, alle occhiatine, alle sgomitate per strada, agli ammiccamenti tra maschi, che sotto l’apparente goliardia rivelano mondi aridi sentimentalmente e inappetenti sessualmente, figli di una maleducazione relazionale impossibile ormai da sconfiggere.
Noi continuiamo con le nostre liturgie sul rispetto, sul senso dell’8 marzo, sull’emancipazione della donna, sull’amore, la tenerezza, la complicità, la cura, loro ambiscono a delle geishe slave, magari con diritto di parola solo l’otto marzo!

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8 marzo

Io oggi voglio fare gli auguri a tutte le donne della mia vita, a tutte le donne mie amiche nel reale, a tutte le mie conoscenti su fb. E vorrei dirvi di cominciare da oggi a volervi bene, ma bene nel profondo se ancora non lo avete cominciato a fare.
Vogliatevi bene e smettetela di accontentarvi, di accontentarvi di un tavolo con una zampa che balla, di una macchina senza una marcia, di un mazzo di rose rosse con la testa reclinata, di un aperitivo al volo perché diversamente non si può. Smettetela di tollerare, si sopportare gli sguardi indifferenti, quelli offensivi, quelli che ti frugano sotto il vestito e ti fanno stare male. Dite basta alle male parole, alle mani che vi spaventano invece di carezzarvi, dite basta all’amore a rate o rubato a qualcun’altra. Dite basta e tirate su con il naso, asciugatevi le lacrime, non è colpa vostra se siamo stronzi ed egoisti, se ce ne freghiamo dei vostri sentimenti e dopo avervi preso l’amore ci giriamo dall’altra parte o usciamo a fumare una sigaretta.
Non è colpa vostra se vi diamo una sberla perché avete messo la gonna corta, se alziamo la voce più di voi perché dobbiamo avere ragione a tutti i costi e voi non capite un cazzo.
Ma è colpa vostra se non vi volete bene abbastanza bene da dire basta, da considerarvi di più, da volere di più.
Donne tanti auguri perché non ve la meritate una vita a briciole, prendetevi tutta la pagnotta, una di quelle con la crosta croccante e la mollica bianca bianca che profuma di appena sfornata, che ti si scioglie in bocca e ti fa venire l’acquolina. Donne prendetevi la vita a pieni polmoni e mandateci a ‘fanculo più spesso, con la voce grossa o con lo sguardo leggero, accompagnandolo con il gesto della mano o mettendovi le mani sui fianchi.
Fatelo donne e tanti auguri.
Scusate dimenticavo, la foto è di un quadro della mia amica Alessia Nardi ( Alessia Nar ), lei è una di quelle donne straordinarie che ho conosciuto nella mia vita. Ma lo siete tutte straordinarie e ad elencarvi qui non finirei più, perciò tanti auguri a tutte.

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Una strada qualunque

E ce ne andremo ancora la notte in giro per le strade lucide di pioggia e brillanti delle luci dei lampioni. Ce ne andremo ancora a camminare leggeri sopra i nostri sogni più duri a morire. E ce ne andremo ancora a chiacchierare lungo il fiume costruendo domani un’altra volta.
Ce ne andremo ancora a bere insieme per brindare e tenerci dentro la leggerezza di esserci.
Non c’è strada che non ci porti dove vogliamo andare, prendiamone una qualunque, facciamo un giro largo ma camminiamo e andiamo.
Sono qui, all’angolo che aspetto ..

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Non pensate a me

Lasciatemi così
Da solo ancora un po’
A godere di quest’aria mossa
Di questa luce che arrossendo s’attenua
Avvolto nelle spire del mio toscano
Datemi il tempo che l’anima si rivesta
E torni splendidamente bella.
Lasciatemi così
Con questa mia briciola di felicità.

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Esci.

Scendi le scale ed esci dal portone mi trovi lì, all’angolo a sinistra del palazzo, proprio sotto il semaforo ad aspettarti, mi riconosci dal sorriso stampato in faccia solo perché so che prima o poi scenderai.
Lascia la strada e vieni sulla spiaggia, prendi il viottolo tra le case bianche mi trovi li, seduto in riva a guardare le onde e la schiuma che si perde nella sabbia, mi riconosci dagli occhi sono illuminati dal colore del mare perché aspetto te.
Entra nel negozio, si quello sul viale con gli alberi in fiore, sarò li a guardare la vetrina con i trenini e i soldatini, con il mio sorriso di bambino che ti aspetta per dividere la gioia.
Chiudi gli occhi e scegli il nostro ristorante per andare a mangiare, mi trovi al nostro tavolo, apparecchiato per due come tutti i giorni che ti aspetto, mi riconosci dalle mani che aspettano di stringere le tue.
Non dar retta a nessuno, lasciati andare e prenditi la nostra vita, ti aspetto.

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Le cose buone.

Diciamo la verità, le cose buone della vita fanno tutte male:
la birra, quella bionda, fredda, in quella specie di pitale da un litro che ti portano certe pizzerie insieme alla pizza.
Il guanciale quando lo fai soffriggere fino a renderlo croccante e lo unisci agli spaghetti con tanto pecorino e una spruzzata di pepe, fa male.
Lo zucchero, quando ne metti 250 grammi con altrettanta farina, burro e 4 uova, lo fai cuocere per 40 minuti e tiri fuori quella bella quatre quart soffice e saporita.

Il burro poi non ne parliamo.
I fiori di zucca fanno malissimo, quando li impastelli ripieni di mozzarella e alici e li fai friggere ben ben nell’olio bollente.
Ecco ma se tutto questo fa male, perché vietano solo la cannabis?

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Il giorno delle Foibe

Io oggi non festeggio alcun ricordo, non ho nulla contro i morti delle Foibe, ma ho molto contro chi strumentalmente da 70 anni li usa a vantaggio di una propaganda fascista e nazionalista a senso unico.
Varrebbe la pena ricordare che l’Istria non era una regione italiana, né aveva una maggioranza linguistica tale, infatti in un censimento del 1910 solo il 35% degli abitanti parlava un dialetto italiano, i restanti parlavano croato, serbo, tedesco e sloveno. La regione ci pervenne a seguito della vittoria sull’Austria nel 1918 e da quel momento l’amministrazione italiana si preoccupò di nazionalizzare quelle popolazioni in maniera decisa, violenta, con mano militare, fino alle cacce notturne di fascista memoria, alle esecuzioni sommarie, al genocidio praticato dai fascisti in quelle zone. Ecco prima di celebrare gli “orrori” delle Foibe dovremmo mettere in condizione gli italiani di capire quello che è successo in 25 anni di occupazione italiana. Per questo io oggi non festeggio alcun ricordo.
Nella prima foto potete ammirare il sig. Roberto Menia firmatario con Ignazio la Russa della legge che istituisce il giorno del ricordo che nel ’91 saluta romanamente durante una manifestazione,

nella seconda foto la parata dei fascisti Italiani tra le vittime del villaggio di Radoh e da ultimo uno dei tanti proclami affissi dall’amministrazione italiana.

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