IL VENTICINQUE DELLA LIBERAZIONE
In quell’aprile non fu dolce dormire
In quell’aprile non fu dolce dormire.
Addormentarsi voleva dire rinunciare.
Oziare significava desistere.
Occorreva impegnarsi, combattere, resistere.
Con schioppi in spalla e dritte schiene.
Il riscatto una fessura sempre più grande,
da dove far passare la liberazione.
I caduti la mesta orazione alla storia.
Morirono in tanti. Di molti si perse traccia.
I feriti più non si contavano.
Poi venne, finalmente, il venticinque.
E fu il sospiro di un sollievo,
l’alito di un affanno,
il riposo dopo il tormento.
Fu il volo di una piuma.
Le piazze si abbracciarono con baci e sorrisi.
Tornò la vita, sbandierata a piene mani.
I fiori si vestirono di vermiglio partigiano.
E da ultimo si schiusero anche i sogni…
