Chutney di mele

C’è che se sono triste mi viene più voglia di cucinare qualcosa di particolarmente delizioso e allora stasera:

Chutney di mele con anice e chiodi di garofano.

Prendo una padella e un giro d’olio di semi ci metto una stecca di cannella e quattro o cinque chiodi di garofano e un paio di fiori d’anice, li faccio andare fino a quando non sfrigolano da qualche minuto, poi ci verso le mele tagliate a cubetti, due belle mele rosse o verdi, evito quelle farinose, si sfaldano troppo cuocendo. Le faccio andare a fuoco vivo, poi dopo qualche minuto ci metto un cucchiaino di zenzero fresco tagliato a fettine sottili e un cucchiaino scarso di curcuma, li faccio cuocere per altri cinque minuti circa e spolvero con lo zucchero di canna.
Stasera le ho mangiate calde accompagnate da una pallina di gelato alla crema.

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Foto in bianco e nero.

Foto di Mario De Biase

Lo guardò dritto negli occhi cercando di scavare fino all’anima per scoprire la bontà del suo cuore, riuscì a dirgli solo “Dove sei stato tutto questo tempo?”.
Lui le prese la testa con le mani, avvicinò le labbra alle sue e le sussurrò piano piano così che solo lei potesse sentire
“Ti cercavo, ti cercavo in mezzo alla gente,
tra la folla della domenica fuori la chiesa,
nella calca del mercato del sabato mattina.
Ti cercavo tra i vicoli e i portoni, nei cinema e nei teatri.
Ti cercavo nei cortei e nelle assemblee dei condomini,
ti cercavo nelle stazioni, camminando per quei lunghi marciapiedi tra la gente che scendeva o saliva sui treni,
ti cercavo nel mercato di Rabat tra i banchi pieni di frutti colorati e profumati di deserto,
ti cercavo nel caffè di Casablanca mentre Sam suonava ancora
‘You must remember this, a kiss is still a kiss, a sigh is just a sigh, the foundamental things apply, as time goes by’”.
La senti ammorbidirsi tra le sue braccia, abbandonandosi,
“ti cercavo e cercavo ancora,
ho guardato l’alba dal porto sperando di vederti arrivare,
ti ho lasciato il libro che preferisci chiuso in un pacchetto ai piedi dei ruderi, lì alla nostra spiaggia,
e sono tornato a vedere se lo avevi preso ed eri lì ad aspettarmi,
ti ho immaginata guardare le vetrine sotto i portici in centro e sono corso lì per incontrarti,
mi è sembrato di riconoscerti in piazza tra la gente che la domenica compra i dolci in pasticceria,
ma avevo solo una tua foto in bianco e nero e di spalle,
ci ho messo un po’ a trovarti, ma alla fine ci sono riuscito e sono qui”.
Lei socchiuse gli occhi, lui la bacio piano sulle labbra umide,
fuori le grida, il ciabattare cialtrone, i richiami e i rumori della folla che sciamava pigra verso il mare era scomparso,
il resto del mondo era scomparso.
Dentro il mondo lui e lei, che in quel bacio rubavano il tempo perduto alle loro vite.

Lo scritto è mio rivisitato dall’originale del 2015
La foto è di Mario De Biasi e ritrae Moira Orfei giovanissima nel 1954, dal sito del Corriere.

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Le regalò

Le regalò una felicità senza un solo graffio di ruggine.
(Romanzo d’amore eterno in 10 parole)

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“Era mio padre” di Claudia Saba

Le statistiche ci hanno consegnato un dato raccapricciante sul numero di donne che hanno subito o subiscono violenze e abusi, ma se volete guardare oltre i numeri per scrutare come queste violenze siano in grado di spezzare l’anima di una donna, allora vi invito a leggere questo libro di Claudia Saba “Era mio Padre”.
Un libro che è un volo sulla vita di Sara e sul suo matrimonio nel quale compare la piccola ma quotidiana violenza del marito, fatta di frasi, sguardi, gesti di disprezzo e arriva alle botte, agli schiaffi, agli spintoni, allo stupro selvaggio, inumano. A questo punto per lei, abbandonata dalla sua famiglia, c’è solo la fuga, il taglio netto con quel passato che l’ha annichilita, cancellandola come persona e sparpagliando la sua anima in mille coriandoli bruciati. Da questa fuga parte un altro volo all’indietro stavolta, alla Sara bambina che ricorda improvvisamente la violenza di un padre fatta di attenzioni malate, perverse che le hanno rubato l’infanzia, piegandole il futuro di compagna, moglie, madre.
Un libro che racconta come un romanzo un pezzo di vita, poi cambia, diventa una raccolta di poesie, disegni di un anima e di una persona che scavano e portano alla luce immagini che ci consegnano per liberare se stesse ed alla fine con l’intervista incontriamo Claudia, l’autrice che lasciata Sara ha preso coscienza del passato, ricostruito la propria anima e guarda alla sua vita con una fiducia ritrovata, con la speranza di chi finalmente abbandonato il senso di colpa e di impotenza, consegna queste memorie alle altre donne per dire che da questi drammi si può uscire, alla violenza si può dire basta, che vale sempre la pena di ricominciare.
Un libro per le donne, ma che vorrei leggessero anche gli uomini, i fidanzati, i compagni, i mariti, perché dietro ogni gesto può nascondersi la piccola, meschina, ma devastante violenza quotidiana

Il libro è edito da Laura Capone Editore e lo trovate in vendita qui :

https://www.lauracaponeeditore.com/index.php?link=73

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Il cuore in borsa

La vide avanzare trafelata nel corridoio, bloccò le porte dell’ascensore prima che si richiudessero lei gli sorrise, attese che fosse entrata e lasciò andare le porte, lo saluto in un sussurro, poi disse “Scende?”, lui riuscì solo ad annuire aveva il cuore che gli batteva in gola.
Pensò che era la cosa più bella su cui avesse mai posato lo sguardo.
Lei aggiustò la borsa sottobraccio e si piegò per sistemarsi la calza, prendendola dal polpaccio fin sopra il ginocchio con un gesto lieve come il volo di una farfalla, senza malizia, senza sfacciataggine, così, semplicemente persa dietro i suoi pensieri.
A lui cadde il cuore sul pavimento mentre si aprivano le porte.
Lei prese il cuore e lo mise nella borsa, la salutò e non gli chiese mai più il cuore indietro.

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Se ammazzano una prostituta…

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Di lei hanno scritto pochissimo e spesso a sproposito, ma ieri Frosinone ha salutato Gloria, giovane donna di 23 anni ammazzata mercoledì notte a calci e botte.
Gloria aveva una colpa per noi gravissima, faceva la puttana per vivere e se è morta non merita neanche di essere citata tra le morte per femminicidio. Ma lei è un’altra delle 700 e oltre donne uccise negli ultimi anni dalla violenza dei maschi e lei è speciale, lei l’abbiamo ammazzata tante volte.
Una per ogni volta che per strada guardandola abbiamo pensato con disprezzo “che schifo”;
Una per ogni volta che guardandola per strada vestita succintamente abbiamo pensato “Che zoccola”;
Una per ogni volta che abbiamo chiuso la patta dei pantaloni e aperto il portafogli;
Una per ogni volta che in lei non abbiamo saputo vedere oltre le cosce e i tacchi la persona ed il suo dramma;
Una per ogni volta che l’abbiamo giudicata per la sua storia senza pensare al suo dramma.
Ma lei era una donna come le altre, una mamma che amava i suoi figli e faceva la vita sognandone una migliore per loro, a noi resta il fastidio di continuare a pensare a donne di serie a e donne di serie b, anzi puttane.
Scusate ma in mezzo allo schifo di questi giorni, questa piccola notizia mi fa stringere il cuore.

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La chef più brava del mondo.

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Amo questa donna, anche se ai più dirà poco, ma la amo per come in 15 anni ha cambiato la sua vita, per come ha creato una cultura gastronomica in un paese che non né aveva, per come ha dimostrato che se hai passione e determinazione arrivi dovunque tu coglia.
Lei è Ana Ros, (scusate ma sulla s andrebbe quella specie di casetta rovesciata che non ho). Lei è la cuoca più brava del 2017, eletta quest’anno da una giuria di 50 chef e giornalisti gastronomici.
Vive e lavora Kobarid (Caporetto in Italiano, ma oggi è sloveno!) 15 anni fa lavorava per l’Unione Europea perchè è una diplomatica e conosce 5 lingue diverse. Poi ha messo su il grembiule, rilevato il ristorante di famiglia e si è messa a studiare, tanto, sodo, guardando e inventando. Oggi è la donna più brava del mondo in cucina e chapeau a lei che con tanta intelligenza, sensibilità ed inventiva crea sapori, odori e colori con i prodotti della sua terra a cui abbiamo sempre guardato per le valli e i boschi, il mare e la natura.
E grazie a Netflix che l’anno scorso l’ha inclusa in una serie di documentari dedicati agli chef più ‘straordinari’ del mondo.

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Il sorriso delle donne.

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Dedicato a tutte le donne che sorridono.:

Era seduta ad un tavolino vicino la bassa siepe che separava il portico del bar dal giardino di Villa Borghese.
Vestiva un abito bianco stretto e un cappello bianco dalla falda larghissima che le copriva parte del volto sembrava una diva del cinema, pensò che era bella come una diva.
Scriveva su una moleskine nera, tenendola quasi in verticale, appuntava e ripassava, annotava e cancellava, poi scriveva di nuovo.
Lui rimase qualche minuto a guardarla da lontano, cercando di immaginare cosa stesse scrivendo.
Poi si avvicino, lei alzò lo sguardo con l’aria di chi deve liberarsi dall’ennesimo scocciatore e sussurro un seccato “Si?”
Non si scoraggiò, scostò la sedia davanti a lei, si sedette senza badare al gelo che arrivava da lei e cominciò con dolcezza
“Ci sono donne che ti fanno innamorare con le loro gambe,
ci sono donne che ti fanno innamorare con la loro testa,
ci sono quelle che ti fanno innamorare con la loro femminilità.
E poi ci sono quelle che ti fanno innamorare con il loro sorriso.
Perché sorridono con l’anima e i loro occhi brillano ed è un sorriso che cerchi tutta la vita di decifrarlo, perché ogni volta sparerà un colpo al tuo cuore.”
“Ma io non sto sorridendo”.
“Ma lo farai ora e lo farai per tutti i giorni che verranno insieme a me”
Sorrise e lui si perse tra quelle labbra, ma più e più dentro quegli occhi splendenti.

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A forza di abbassare l’asticella…

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Se si supera un limite, se si abbassa l’asticella del salto tutto può accadere. Voi gente perbene, voi timorati di Dio, voi italiani puri e integerrimi avete cancellato con un tratto di penna il politicamente corretto perché troppo di sinistra, avete rigettato l’idea del multiculturalismo perché abbiamo le nostre tradizioni, avete combattuto il concetto di Gender perché nasciamo femmine e maschi e qualcuno molto maschio, punto!
Così tutto è diventato possibile, accettato, non più riprovevole e alla fine ti ritrovi con questo cartello, perché se un disabile tenta di far valere i suoi diritti è solo un rompipalle, uno che infastidisce.
Bell’Italia che avete costruito, gente di m.!

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Se ne ammazzano più i maschi…

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Oggi mi viene un pensiero semplice e breve, si perché voglio dire a tutti quelli che di fronte ai morti di Barcellona urlano vendetta, che dal 2010 sono stati 352  i cittadini di tutta Europa uccisi in attentati.
Però dal 2012 sono state uccise 774 Donne in Italia, poco più del doppio, , ecco magari se quegli stessi urlatori si incazzassero quando vedono qualcuno alzare la voce o peggio verso una donna, qualcuna di queste la salviamo.
Che ne dite?

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