C’è una guerra che nessuno vuole citare, una guerra a bassa intensità la definirebbero i professionisti dell’informazione, una guerra combattuta cioè senza un vero e proprio dispiegame
nto di truppe e mezzi, combattuta in tanti piccoli conflitti locali. Solo che questa guerra ce l’abbiamo dentro i nostri condomini, nelle nostre strade, nei nostri parchi, negli uffici e nei supermercati, nei mercati rionali e la domenica sui sagrati delle chiese.
E’ la guerra che tutti i giorni, tutti i santi giorni combattiamo noi donne contro voi maschi, contro l’invasione, questa si, di parola, sguardi, mani e membri indesiderati, non cercati, non richiesti. E le vittime purtroppo sono tutte tra le nostre fila.
Ogni due giorni una combattente muore per mano di un marito, un compagno, un ex fidanzato, ma anche un fratello, un vicino o uno sconosciuto incrociato al parco mentre correvamo per conto nostro.
4 nostre combattenti su dieci hanno subito una violenza, che bisogna chiarirlo bene, perché da soli non lo capite, violenza non è solo lo stupro che ti segna per tutta la vita e non come pensa qualcuno di voi “Si va be’ ma poi ti rilassi e godi pure!”, violenza è quando ci toccate il culo o le tette in ufficio con la scusa del buffetto, violenza è la mano morta sui mezzi, violenza è tutte, ma proprio tutte le volte che io non ti ho detto di si e tu hai continuato con i tuoi giochini, i tuoi scherzi, le tue provocazioni.
Perché con la scusa che in fondo lo diceva anche Ovidio “vis grata puellae”, ci dovete seguire, dovete insistere, non smettete neanche di fronte all’evidenza di un fastidio, di un disagio, della paura che ci prende. Continuate con la vostra tattica di guerriglia, pensate di giocare sui grandi numeri “provaci con tutte che prima o poi una ci sta!” questo vi ripetete nei vostri briefing, questo trasmettete alle nuove leve e via allo sciogliete le righe, nuove pattuglie di provocatori con l’ormone al galoppo si scatenano per strada in cerca del loro obbiettivo.
Ci siamo abituate a vivere così, come stessimo nella Sarajevo del 1992, attente al trucco, alla lunghezza della gonna, alla maglia, al reggiseno, si a tutto perché mica ti puoi mettere una maglia scollata con un reggiseno a balconcino, è un invito al palpeggio. E figurati se accorci troppo la gonna, o se scopri l’autoreggente sedendoti, tanto varrebbe mettersi una maglia con scritto “la do al primo che la chiede”.
E cosi ogni giorno indossiamo l’elmetto, e usciamo in strada guardandoci intorno sospettose, scrutando quello che scende dalla macchina e improvvisamente sembra seguirci, cercando in treno un posto con altre donne per non essere sole circondate dal nemico. Ogni giorno andiamo a correre, a fare spese, cercando l’amica, perché l’unione fa la forza, ogni giorno guardiamo il nemico negli occhi sperando che non sia questo uomo che si presenta così gentilmente il mio cecchino.
Ci siamo abituate a vivere così, a non uscire la sera da sole neanche per andare ad un appuntamento, ci facciamo venire a prendere e lo dico sinceramente, quando il mio accompagnatore riportandomi a casa aspetta che lo saluti da dentro il mio portone, beh, io penso che sia una persona con un cuore speciale. Piccola e stupida cosa vero? Ma non è così, perché il nemico è ovunque e non dorme mai.
Questa è la nostra vita oggi, perché fino da piccole ce lo hanno detto le nostre mamme, ce le hanno ripetute fino alla nausea certe frasi che sono di un sessismo spaventoso a ben guardarle, “No tu no sei una bambina e non si fa”, “ma questa è una cosa da maschi”, “attenta che loro vogliono solo una cosa da te”, “comportati da donna”. Una montagna c’hanno messo addosso per difenderci dicevano loro, convinte che con questo sistema l’assedio sarebbe finito prima o poi. Ma non è così, qui l’assedio non finisce mai se non lo rompiamo noi, se non tagliamo mani, facciamo occhi neri, rompiamo braccia e spacchiamo teste. Non c’è l’ONU che manderà i caschi blu, che poi pure quelli quanto a stupri non sono secondi a nessuno, non ci sono salvatori in divisa o con il cavallo bianco. E a salvarci da sole ci vuole tempo e fatica, ma bisogna pur cominciare. Intanto dichiariamola la guerra, chiediamo una legislazione come quella Canadese, dove se io non ti dico di si è sempre e solo violenza, non molestia, violenza!
Facciamo vedere al nemico che non scherziamo, che si deve cambiare pagina, dobbiamo distruggere secoli di cultura patriarcale e ricostruire una cultura che parta dal rispetto delle persone non dei sessi. Non vogliamo quote rosa, ma parità totale incondizionata, senza scuse, facciamo la faccia brutta, forse qualche alleato tra le fila del nemico lo troviamo. Altre alternative non ne abbiamo.
Lo scritto è mio la foto è di una combattente curda contro l’ISIS.