Lo vide avanzare dal fondo del bar verso di lei, il passo lento, le mani sciolte a reggere l’impermeabile, lo sguardo fisso dentro il suo.
Lo guardò fermarsi dinanzi a lei, le labbra socchiuse, il sorriso incredulo, gli occhi lucidi dalla felicità che monta da dentro.
Non riusciva a dirle niente e lei lasciò che la guardasse fissa in volto, poteva sentire le sue parole salire fino in gola e lì strozzarsi, poi senza che potesse presagire nulla, le passò un braccio intorno alla vita e la tirò a se con dolcezza, lo guardò dritta negli occhi e capì.
Lui posò l’impermeabile sul bancone e le mise l’altro braccio intorno le spalle, si senti tirare ancora verso di lui, lei s’abbandonò all’indietro mentre le labbra cercavano le sue, la baciò forte, cercandola ancora, invadendola, riempiendola.
Si lascio sopraffare dalla sorpresa, sgomenta restò così, incapace di reagire.
Senti le ginocchia cederle sotto il peso di quella passione improvvisa, il corpo le avvampò in preda ad un desidero febbrile che dal petto scendeva in basso, improvvisamente scottava.
Cedette ancora sotto la sua spinta e si adagiò sul bancone, si ritrovò a ricambiare abbraccio e baci.
E stette così, piena della sua bocca, satura del suo profumo, succube di quella dolcezza appassionata.
Ricambiò il bacio a lungo, sperando di secondo in secondo non finisse più, che quel momento si cristallizzasse per sempre e si facesse eterno. Assaporò lui e quei momenti il più possibile, sforzandosi di imprimerli bene dentro ogni cellula del corpo.
Avvampò ancora e ancora, poi quando lui si staccò, rabbrividì, improvvisamente sentì mancarle l’aria, sentì sfuggirle quell’attimo eterno e si ridestò da quel seducente torpore per riacchiapparlo il prima possibile.
Uscirono da quel bar tenendosi per mano, camminando stretti e sorridendo al Tevere si persero insieme nella notte di una Roma mezza addormentata e parecchio mignotta.
Scritto e riscritto da Sergio Spera.