In questa italietta di mezze figure, di presidenti assenti o non pervenuti, di ministri cialtroni o incompetenti spacciati per novelli Masanielli, politici d’accatto o colpevolmente opportunisti, voglio ricordarmi oggi di chi invece ha fatto il suo dovere fino in fondo per far si che questo paese rinascesse dalla polvere dov’era precipitato. E così allora frugando tra la Storia scopri che nel giorno di oggi del 1943 a Livorno si intrecciano i destini di grandi figure in uno dei momenti più disperati ma snodo vitale per la nascita della nostra Repubblica, che piaccia a pochi o a tanti, che quel giorno vide la posa di una delle sue pietre fondanti.
Quel giorno a Livorno, un giovane tenente in licenza dall’Albania, viene a sapere dalla radio che le ostilità con gli alleati sono terminate, che c’è un armistizio e nel caso di attacchi da parte di altri si deve reagire, nient’altro, né ordini dal comando, ne appelli, solo un comunicato e lo Stato che si sfascia davanti agli occhi di tutti con il re e il governo in fuga verso Brindisi.
Quel giovane tenente forse dopo una notte insonne prende un fardello di cose e scappa verso sud, a piedi, con qualche compagno e commilitone va verso l’Abruzzo con l’intenzione di unirsi alla resistenza e ai reparti dell’esercito che combattevano a fianco degli alleati, scegliendo senza indugio da che parte stare.
Dirà molti anni più tardi, in occasione della consegna della medaglia d’oro al valor militare alla città di Piombino, “Anche chi non ha vissuto quei giorni, anche gl’ italiani di oggi e soprattutto i giovani, devono qualcosa a tutti coloro che l’ otto settembre reagirono. Perchè grazie a loro l’ Italia è rinata” Quel giovane tenente era il Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Hasta la Victoria fratelli.
