La linea di separazione

C’è una linea che separa una frase sessista da una no, un confine preciso, netto, facilmente individuabile da chiunque.
Pensate ad una frase e giratela al maschile, lo potete fare? Vi viene naturale? È una frase che non vi disturba? Allora non è sessista, altrimenti lo è.
È facile vero? Quante volte avete detto “una bella donna ed anche intelligente”, ma non avete mai detto ad alcuno “Un bell’uomo ed anche intelligente”, non l’avete fatto, al massimo avrete dette “Sei un tipo interessante, un uomo di grande carisma”
Per sottolineare la serietà di una donna quante volte avete detto “tanti anni che la conosco e non me l’ha mai data!” (cit. non mia), ma quante volte avete detto di un uomo “tanti anni che lo conosco e non mi ha mai sodomizzato “ (l’ho tradotta quasi letteralmente dal romano ‘nun me se’ mai ‘nculato).
Quante volte per strada avete fissato ostentatamente l’ondeggiare di quel fondo schiena, sottolineandone in italiano volgare la tonda rigidità e l’apparente consistenza? E a quanti culi maschili è stato riservato lo stesso sguardo e lo stesso giudizio?
O quante volte di una donna che ha messo da parte la propria affermazione, la propria vita sociale a favore dell’impegno familiare e casalingo, avete dichiarato con ostentato compiacimento “ha fatto un passo indietro in favore della carriera del marito”? E quante volte avete fatto la stessa affermazione con lo stesso non celato compiacimento in favore di un uomo che ha scelto di dedicarsi alla casa in favore della moglie?
Ecco, ogni volta avete superato quella linea, l’avete calpestata calpestando la dignità di quella donna, l’avete umiliata mettendola un gradino più in basso dell’uomo, del maschio, del capobranco.
Perché in un branco vivete, un branco di scimmie senza peli che brandiscono femori a mo’ di clave, minacciando le altre scimmie, pronti all’ostentazione di attributi utili solo alla prosecuzione di una specie viziata da secoli di patriarcato, di caccia alle streghe, di mistificazione, di segregazione.
Scimmie in abito da sera che sproloquiano dal microfono di una tv nazionale mostrando il maschilismo più becero e antiquato che si possa immaginare, che sbraitano da un palco elettorale suscitando l’ilarità di un pubblico femminile fermo al medioevo, al feudalesimo, pronto allo jus primae noctis con il principe di turno, anche se di azzurro c’ha solo la bandiera del partito.
Ed è tutto un tracimare di frasi, episodi, aneddoti, comportamenti sempre più evidenti, sempre più marcati, in una società che ha perso il senso della misura, il senso della vergogna, il rispetto per l’altro e per se stessi in primis. Una società che attacca donne, omosessuali, ebrei, stranieri, che butta tutti in pasto alla violenta e becera voglia di affermare che maschio, bianco, etero e cristiano è bello!
Aiuto!

L'immagine può contenere: una o più persone
Questa voce è stata pubblicata in Sulle donne. Contrassegna il permalink.