Il tratto

Mario la sera stava seduto li, al tavolo di cucina il sigaro in una mano la matita nell’altra e in mezzo il foglio bianco.
Stava lì e mentre la radio suonava Wild world di Cat Steven, cercava tra le spire di fumo le parole da scrivere, le parole per fermare i pensieri, congelare i ricordi, stava lì sera dopo sera, ora dopo ora fino a che il sonno non lo faceva sognare.
Allora come in una danza vedeva le lettere che si incontravano, si abbracciavano, si attaccavano a formare parole, arrivavano le virgole e i punti e il foglio si riempiva di segni e i segni si facevano suoni, una ballata scorreva sul foglio mentre la radio sussurrava “but if you wanna leave take good care, hope you have a lot of nice things to wear…”
Mario guardava scorrere la ballata, scivolava via da un lato dall’altro tornava la realtà e il foglio era sempre vuoto. Una sera aspirò una boccata di fumo caldo e pungente e tracciò una linea sul foglio, dritta dritta ma interrotta a metà, poi sotto scrisse “io sono questa linea tu il tratto che manca”.

Scritto da Sergio Spera 2017.

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