Il melograno

Il banco della vecchia contadina dalla pelle scura era pieno di frutti colorati e profumati, lei s’era soffermata a guardare i melograni, ne prese uno e lo annusò, ne soppesò la sfericità, provò ad indovinare il peso, poi lo posò di nuovo e ne prese un altro.
La gente intorno scrosciava rumorosa e allegra, il mercato era pieno quel sabato mattina, il sole filtrava di tanto in tanto tra gli ombrelloni e i teli messi a creare ombra tra un banco e l’altro, l’aria tiepida di quella primavera a Rabat rendeva la gita piacevole e veniva voglia di comprare tutti quei frutti colorati e mangiarseli sotto il sole sulla terrazza di casa.
Lui l’aveva già vista da un po’, l’aveva seguita a distanza senza mai perderla con lo sguardo, ne aveva spiato i movimenti lenti e aggraziati, ne aveva seguito le gesta mentre gironzolava pigramente tra i banchi.
“Punica granatum, si chiama così il melograno”, le disse calmo prendendo anche lui un frutto dal banco, “viene dall’Asia ed è stato portato in tutto il mondo dai fenici, dai greci e dai romani, e poi in America.”
Lei posò il frutto che aveva in mano e si voltò a guardarlo, l’espressione seccata di chi è alle prese con uno scocciatore le riempì gli occhi scuri.
Lui ignorò lo sguardo gelido e proseguì: “Secondo alcuni teologi sarebbe questo il frutto dell’albero della vita, Adamo ne separò le radici dall’albero della conoscenza del bene e del male e ne mangiò i frutti liberamente, poi però decise di assaggiare anche il frutto dell’albero della conoscenza ed eccoci qui.”
“Eccoci chi, scusi?”, fece lei con il tono tagliente di chi si sente importunata.
“Noi tutti, compresi io e lei, oggi qui, in questo mercato africano a prendere in giro la vita e a giocare col destino.”
Lei si appoggiò con i fianchi al bancone, aveva smosso la sua curiosità, sorrise a denti stretti e un’espressione incuriosita si disegnò sul suo volto.
“Sa che mio marito è qui in giro?”
“Sì, ho visto quella specie di ‘carabiniere’ che la segue”, disse in un sorriso ma non mosse un solo muscolo in più alla notizia, lei era la cosa più semplicemente bella che avesse mai visto, la donna più sensualmente ingenua che avesse mai incontrato e proseguì a parlarle, “vede ora non è ancora il tempo, è come se avessimo mangiato solo una parte dei grani di questo frutto, li dobbiamo mangiare ancora e ancora e poi saremo pronti per trovarci, io e lei, in un pomeriggio di pioggia, a ripararci insieme sotto un portico bolognese, nello stesso momento. Ci incontreremo ancora e saremo pronti per amarci e costruire il nostro amore.”
“Tu sei un pazzo, giuro che tu sei l’uomo più pazzo che abbia mai conosciuto in vita mia e ne ho conosciuti di uomini.”
“No, non pazzo, ma ho scommesso col destino, ho bleffato con lui per trovarti e oggi, nel posto più improbabile del mondo, eccoti qui, in mezzo a mille possibilità, tra mille e mille strade che potevo prendere eccoci qui, il carabiniere è una parentesi della tua vita, io sono il punto esclamativo che metti dopo le parole ‘ti amo’, Io sono quello che aspetterai la notte per poterti svegliare la mattina, sono la mano da stringere quando avrai paura e l’incavo del collo dove trovare rifugio quando fuori piove.
Sono lo scoglio dove infrangerai la tua rabbia e la spiaggia dove godrai del piacere del sole.”
Le porse il suo melograno, lei, sorpresa dalle sue parole, lo prese sorridendo.
“Ma non ora, ora no, abbiamo strade, auto e treni da prendere e stazioni fredde in cui arrivare, ora no”, concluse lui.
Le sfiorò la guancia con un bacio lieve, sentì il profumo del suo corpo salire dalla scollatura della camicetta e restò un solo attimo immobile a goderne.
Poi, sorrise, si voltò e sparì lesto tra la folla.
“Con chi parlavi micetta?”, fece l’uomo comparso alle sue spalle, il ‘carabiniere’.
“Con nessuno, credo proprio nessuno”, rispose lei guardando nella direzione da dove lui era sparito.
Ma quel giorno, in quel mercato, comprò quell’unico melograno.

Scritta e ri-scritta da Sergio Spera 2018
colonna sonora José González – Stay Alive
https://www.youtube.com/watch?v=NucJk8TxyRg

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