Il conte rivoluzionario II

Si alzò deciso e uscì anche lui, la trovò in piedi, qualche scompartimento più indietro, che appoggiata al finestrino leggermente aperto fumava con una impudica lentezza che traspariva ad ogni boccata aspirata. La raggiunse e guardandola negli occhi tirò fuori una sigaretta dal taschino, l’accese e aspirò profondamente, soffiando poi il fumo fuori, stettero in silenzio a guardarsi fissi negli occhi, mentre sentiva l’eccitazione crescere in lui dentro ogni muscolo del suo corpo, “Va anche lei a Berlino?” le chiese rompendo il silenzio,”Si mio marito parteciperà a delle riunioni presso l’alto comando, e lei invece?”
“Io torno a casa dopo un viaggio di lavoro”
“Parteciperà ai festeggiamenti di questa settimana?”
“Veramente no, sono italiano e le questioni della Germania mi toccano poco”
“Anche i miei genitori erano italiani, ma io sono nata qui”
“L’avevo intuito, pur con tutta la loro perfezione e la loro tecnica, con tutta la loro dedizione e tutta la loro grandezza non riescono ad avere donne belle come lei, se posso signora.”
“L’ha appena fatto” fece lei con tono deciso, prendendo a girare tra le dita le perle della collana che portava al collo mente lui le fissava, il tono della voce di lei si fece più morbido.
“Ma i complimenti di un italiano sono sempre apprezzati, se c’è una cosa che sapete fare bene è far sentire bella qualunque donna” sorrise socchiudendo gli occhi, poi aspirò ancora una volta.
“Lei non ha bisogno di complimenti, da quando sono entrato nello scompartimento il mondo si è vuotato di chiunque altro non sia lei”
Senti un tonfo al cuore, senti le mani tremare, senti un’eccitazione avvampargli tra le gambe, rapida, potente, inopportuna.
Lei abbasso rapida lo sguardo, rubando per un attimo quel suo sfrontato pudore e sorrise decisa, scoprendo i denti bianchi e piegando la testa all’indietro.
“Lei è proprio un italiano”
Gli si avvicinò, così tanto che ne senti il profumo salirle dal collo, ne senti il calore avvampargli addosso e percepì il gesto suo rapido, di infilargli un biglietto in tasca. Poi lei rientrò nello scompartimento.
Restò lì, aspirando vorace il fumo della sua sigaretta e guardando fuori. Le mani gli tremavano all’idea di prendere il biglietto dalla tasca.
Poi si fece coraggio, infilò la mano e ne trasse il biglietto piegato, la pagina di un diario, con il bordo rosso e la carta ruvida, lo aprì :
‘Wilmersdorfer Str. 149 – Charlottenburg domani ore 20’
Il fischio del treno che filava veloce verso Berlino, gli fece cadere definitivamente il cuore sul pavimento.

Questa voce è stata pubblicata in Racconti. Contrassegna il permalink.