Stazione.

E Mario stava lì,in piedi sul bordo del marciapiede ad aspettarla, scrutando i binari, cercando da lontano il treno. Perché era così e non poteva fare altro, quell’emozione non la poteva soffocare, né spegnere, gli bruciava il sangue, gli contorceva le viscere, gli infiammava il petto.
Respirava l’aria intorno a se cercando il suo profumo, e gli echi della sua giornata, rubati dalle foto dei conoscenti e dai discorsi degli amici, gli avvampavo il petto di gelosia per saperla bella, per saperla donna, per saperla femmina anche senza di lui.
Perché così è la vita.
Loro erano e si amavano perché erano per loro due, vivi, intrepidi e indomiti, amanti di contrabbando di una vita attesa da una vita, che ora in mezzo a quei binari li riportava a loro stessi, al loro noi ancora una volta.
E l’aria che sapeva di traversine e di ferro gli rendeva piacevole l’attesa che era già emozione di lei.
Poi l’altoparlante annuncio il treno, il marciapiede si animò dei viaggiatori in attesa, il treno apparve in testa al binario.
Il sorriso allargò il suo volto e l’anima si allagò di emozione

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