“All’inizio dell’anno sono stato in Alto Adige, in un posto magico a pochi chilometri dalla Svizzera e dall’Austria, un posto dove parlano tutti tedesco e le chiese hanno tutte il campanile con il tetto a punta.
Uno di quei posti incastrati tra le dolomiti, con i paesini stretti in lunghe valli con il fiume in mezzo, dove la sera è facile trovare soprattutto gli uomini con il tracht, il costume tradizionale, insomma un posto che se ci vai in vacanza poi ti innamori.
Sono andato su in macchina, quindi potevo muovermi senza problemi, così decidiamo di andare a fare una gita, prima in Austria e poi in Svizzera.
Arrivare in Austria è facile, mi sono reso conto che avevo passato il confine perché i segnali stradali non erano più in due lingue ma solo in tedesco, poi ad un certo punto lungo la strada appare lei, la vecchia dogana, con i caselli per le guardie di confine, le pensiline e le sbarre abbassate.
Sta lì da una parte, mentre la strada l’hanno deviata di pochi metri per non buttare giù quel monumento alla separazione, alla divisione.
Sta lì come a ricordarci di quando eravamo singoli, indipendenti, chiusi dalle nostre sbarre abbassate, protetti nel nostro piccolo, ma proprio perché chiusi nel nostro piccolo, impreparati ai cambiamenti del mondo che sarebbero arrivati. Oggi cugini, come tante comunità che si uniscono, collaborano, cancellano le sbarre, si danno una sola moneta.
Nei negozi poi, venendo dalla provincia di Bolzano dove è ancora forte la lingua e il dialetto tedesco, non sembra di essere in Austria, non devi contare il soldi del cambio, paghi con la tua moneta.
Poi siamo andati in Svizzera e lì lo vedi che vai in un altro paese, lì la dogana ancora c’è, in ingresso ti possono fermare e controllare, anche se con me non lo hanno fatto, nei negozi poi la valuta è indicata in franchi svizzeri ed in euro, e ti fanno lo sconto se paghi con l’euro e in contante.
Al ritorno poi, si mi hanno fermato, per sapere se portavo taniche di carburante che da loro costa il 30% di meno e liquori.
Ecco lo so è una piccola cosa, ma anche quando sono andato in Francia è stato così, entri nel Traforo del Monte Bianco e quando esci ti rendi conto che sei in Francia dal colore dei segnali stradali, nessun controllo, nessuna barriera.
Per noi che veniamo da Roma ti rendi conto che sei in Alto Adige perché noti subito la mancanza di una cosa, le buche!!!
Ho visto un romano fermarsi e con un piccone farsene una tutta sua, mi ha strillato mentre passavo ‘nu c’ha faccio co’ tutto ‘sto liscio, una la vojo sentì sotto la macchina’.”