La festa di quali papà?

Oggi sarebbe la festa del papà, quella in cui tutti i figli si ricordano il proprio padre e gli fanno gli auguri ovunque sia.
Che poi è anche una cosa che mi fa molto piacere, però oggi è anche il primo giorno del nuovo, ennesimo, inumano tormentone “porti chiusi qui non sbarcano”.
Succede così che 49 tra padri e figli e figlie (non tutti possono diventare padri, ma di certo tutti sono figli!) restano al largo di Lampedusa, bloccati dalla cattiveria di tanti italiani che hanno dato le chiavi dei loro porti e della loro umanità ad un fascista rancoroso e misogino che fa il ministro di tutto, meno che dell’interno.
Così ora rischiamo di passare altre interminabili giornate di appelli, prese di posizione, indignazioni, ripicche, dichiarazioni e sceneggiate di una ipocrisia unica tutta giocata sulla pelle di 50, dico cinquanta poveri cristi.
Allora non voglio chiedere se veramente abbiamo paura di 50 o 100 o 1000 poveri cristi, secondo tanti di noi in ognuno di loro alberga un terrorista, un ladro, uno stupratore e quindi che stiano a casa loro.
Allora oggi voglio chiedervi ma io come faccio a fare il padre in quest’Italia di oggi? Come faccio a dire ai miei figli che devono amare il prossimo loro come se stessi ?
Come posso spiegare la solidarietà, la misericordia, la pietà di fronte a quei 50 poveri disperati in balia del mare grosso e delle nostre paure?
Come posso insegnare loro ad essere Uomini se voi gli insegnate l’egoismo, il pregiudizio, l’odio, come faccio a spiegare loro l’amore se non possono guardare negli occhi un africano senza che gli facciate pensare che sia un diverso, un altro, quando io gli insegno che altro non è che un uomo come loro, solo con un altro odore, un altro colore, ma lo stesso cielo dentro gli occhi, la stessa polvere tra le mani e magari lo stesso mio amore per i figli dentro il cuore?
Come posso io oggi essere padre?

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