Il ritorno del re.

Siamo un paese senza memoria storica e senza questa scompare anche il passato, così ci ritroviamo con nostalgici del periodo più brutto della nostra storia unitaria che alzano i toni e a volte anche le mani. Vorrei chiedere ai nostri ragazzi, ai miei figli, alle mie nipoti se sanno chi fu l’ultimo re d’Italia ma temo in un imbarazzato mutismo così evito la domanda. Colpa nostra e mia ovviamente, ma anche di tutti quelli che dal ’45 a oggi hanno preferito pacificare forzosamente il paese, nascondendo sotto il tappeto le macerie del fascismo e di una monarchia tra le peggiori d’Europa, trasformando i camerati di allora in moderati e democristiani, sospendendo per sempre il giudizio e precludendone la lucidità futura.
Così dopo aver revocato l’articolo costituzionale che proibiva il rientro in patria degli ex re e della loro progenia maschile, stanotte è tornata anche la salma del penultimo re, quello che vigliaccamente scappò dal Quirinale la notte tra l’8 e il 9 settembre del ’44 alla volta di Brindisi, città libera dai tedeschi e senza controllo degli alleati, un porto sicuro insomma per questo re che seppe della firma dell’armistizio tra il gen. Badoglio e gli alleati a cose fatte e fuggì lasciando l’esercito e il paese senza guida e senza generali.
Un ritorno di cui avremmo fatto volentieri a meno, ora cerchiamo di vigilare affinché la salma resti nel mausoleo di famiglia e non sia trasferita, quando le acque si saranno calmate, a Roma.
L’ultimo re, lo dico per i più giovani e distratti fu Umberto II di Savoia, il re di maggio, che governò dal 9 maggio al 10 giugno del ’46, giorno in cui proclamò, obtorto collo, i risultati del referendum popolare. Abbandonato dagli americani, che gli fecero sapere che non avrebbero difeso la sua figura in caso di disordini popolari, si avviò all’esilio in Portogallo. Esilio reso definitivo dalla costituzione repubblicana fino al 2002 dove con revisione costituzionale venne abolita la disposizione che lo aveva decretato. Se ne andò dall’Italia non senza polemiche e strascichi velenosi, segno che in questo paese la dignità non ce l’hanno mai avuta manco i re e le regine.
(Nella foto il re con Mussolini ai funerali del generale Diaz, così tanto per ricordare ai nostalgici che tipo è stato)

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