Se lo ritrovò davanti l’ufficio all’ora di pranzo, lei scendeva per un toast al solito bar, alla solita ora, coi soliti colleghi.
L’aspettava fuori dalla macchina, quando la vide, le sorrise e le aprì lo sportello, ‘che ci fai qui?’ fece lei sorpresa.
‘Ho pensato di portarti fuori a pranzo, ma proprio fuori fuori’.
Lo guardò un po’ perplessa mentre saliva, che vuol dire fuori fuori, pensò tra sé.
Lui rientrò e partì tranquillo, girò la macchina e attraversò il paese senza fretta, poi svoltò per la strada che portava in montagna, passò lento tra quelle case che stringevano la strada fino a quasi renderla un vicolo, superò l’abbeveratoio dove un escursionista riempiva la borraccia e, poco dopo, arrivò davanti alla chiesetta, parcheggiò e senza dire niente scese prendendo la busta che era sul sedile posteriore.
Lei, sempre più sorpresa lo seguì, l’avrebbe fatto anche se avesse preso per il Brennero e poi su verso Monaco, Praga, Amburgo, l’avrebbe seguito anche se avesse preso per il ponte di Öresund e su fino a Capo Nord.
Lui, l’avrebbe seguito ovunque.
Scese e le veniva da ridere, ‘ma che ci facciamo qui?’ chiese ridendo.
‘Ti offro il pranzo fuori, ho preparato due panini e tenuto in fresco due Radler, spero che il panino ti piaccia’.
‘TI ho preparato il Penduik, con la salsiccia di prosciutto, il caprino, la pancetta e le pannocchie sottaceto che mi piacciono tanto’, le disse aprendole il cancelletto che chiudeva il piccolo giardino intorno alla chiesa.
Si avvicinarono al basso muretto che separava la chiesetta dai pascoli intorno, da lì si poteva ammirare tutta la valle, la statale che attraversava i paesini, lunga e dritta come una riga tirata da un gigante, il fiume con le sue giravolte, le chiese con i loro campanili a punta e, se guardavano a destra, su su per il monte, anche il monastero di Santa Maria, candido ed imponente a guardia della via dei pellegrini antichi.
Si sedettero con le gambe che penzolavano, lui le porse il panino, la birra e le sorrise.
Lei ci mise un attimo, poi si tuffò in quel mare immenso che l’assaliva, si lasciò andare a quelle onde che la sbattevano da una parte all’altra dell’anima, annegò senza resistere a quel calore che le saliva da dentro.
Prese il panino e la birra senza poter dire neanche grazie.
Lo scartò senza rendersi conto di quello che faceva e l’addentò, era lì, ma l’anima le era scappata lontano.

Sentiva il profumo della carne, il sapore del formaggio, l’acidulo dei sottaceti, sentiva lui vicino, l’odore di tabacco che si portava dietro, sentiva i loro cuori battere un solo battito insieme, con un filo di voce riuscì solo a dire ‘è buonissimo’, mentre sentiva gli occhi inondati di emozione.
Poi lui la tirò fuori da quello tsunami che la portava via, ‘questo è il posto più bello del mondo, questo è il centro del mondo per me, ed ora è il centro della mia vita, qui con te a mangiare panini, grazie per tutto questo’.
E quando lui la baciò lieve sulle labbra umide, non poté né volle far niente per fermarlo.
Complice, s’abbandonò a quel bacio, s’abbandonò a quella tempesta, entrò in quella rada calma che erano le sue braccia e lasciò fuori il resto del mondo.