Il conte rivoluzionario

Parte 1.

Spingeva davanti a se con fatica la pesante valigia col campionario, tirandosi poi dietro, per lo stretto corridoio della carrozza ferroviaria, quella più piccola con il necessario per il viaggio. Ogni scompartimento gettava uno sguardo per vedere se c’era posto e soprattutto se c’era posto per i bagagli.

Finalmente in uno degli ultimi c’era solo una coppia seduta e pochi bagagli sulle cappelliere, aprì la porta salutando la donna e poi l’uomo, riconobbe il grado di Oberst della cavalleria del Reich dalle  mostrine sulla divisa, quello fece solo un cenno col capo sollevandolo appena da giornale. Sistemò le valigie e si sedette all’angolo opposto, quello vicino alla porta ma sullo stesso lato dell’ufficiale, così che potesse guardare la donna seduta davanti l’uomo. Non si guardavano neanche i due, lui leggeva, lei fumava una sigaretta posta in cima ad un lungo bocchino. Una stretta giacchina aperta sopra una camicetta bianca dal collo alto ne fasciava le forme rotonde, i lunghi capelli neri, gli occhi scuri e la carnagione lasciavano supporre che non fosse germanica di nascita. Una gonna lunga abbottonata davanti da una fila lunghissima di bottoni le arrivava sotto le ginocchia lasciando intravedere il resto della gamba fasciato da calze di seta scure.

Quando fu seduto lei girò lentamente la testa quasi senza curiosità, poi lo scrutò a fondo, senti i suoi occhi scorrere sulle sue mani lunghe e sottili, risalire lungo le braccia e arrivare a fissargli il volto appena sbarbato, senti lo sguardo di lei fisso nei suoi occhi chiari e ricambiò lo sguardo.

Si fissarono per qualche secondo che a lui parve un tempo lunghissimo, pieno di tuoni e lampi e  nubi che s’addensavano scure.

Poi lei avvicinò il bocchino alle labbra e aspirò lenta una boccata di fumo, espirandola  con altrettanta lentezza, senti improvvisamente battere i polsi mentre lei accavallava le gambe, un gesto meccanico ma eseguito con una lentezza che a lui parve una sfacciata ostentazione. Poteva immaginare le sue forme sotto quegli abiti così stretti e sentì i polsi battere più forte. Stette così, incapace di distogliere lo sguardo da lei per qualche minuto, mentre fuori il paesaggio prendeva velocità e il treno sferragliava sulle rotaie.

Lei si alzò e ruppe il suo sogno incantato, sussurrò qualcosa all’ufficiale che annuì e gli passo davanti fermandosi proprio davanti a lui per aprire la porta, lui aspirò profondamente il suo profumo, l’odore del tabacco della sua sigaretta e ascoltò il frusciare delle calze di seta mentre si muoveva per uscire dallo scompartimento.

Ora cresceva anche il battito del cuore, si sforzò di restare calmo, immobile, con lo sguardo fisso al sedile davanti lui, ma il rumore del treno era sparito e sentiva nella testa solo il battito del suo cuore.


® Sergio Spera “Il conte rivoluzionario”

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