Donne, grazie.

Oggi non è la festa della donna, oggi è la giornata internazionale della donna, che è un’altra cosa. Non vi faccio il pistolotto sulle origini e sul significato di questa festa, perché vorrei ringraziare tutte le donne che mi hanno insegnato qualcosa, a cominciare da mia madre, che ho conosciuto solo una sera di febbraio quando era stesa nel pronto soccorso dell’ospedale dopo essere caduta, e che quella sera, in mezzo a quei malati, a quegli infermieri, a quell’odore intenso di disinfettanti e medicine, ho visto in tutta la sua fragile durezza, in tutto il suo orgoglio spezzato dalla sua vita persa dietro un uomo che non l’amava più, quella sera ho preso la mano di quella donna che mi ha amato a modo suo, odiandomi perché maschio come mio padre e ho trovato la mia mamma. Vorrei ringraziare la donna che un giorno di 10 anni fa mi ha detto che se avevo il coraggio di saltare nel vuoto potevo imparare a volare, è stata ed è la mia più grande amica e la amo come fosse un’altra sorella. Vorrei ringraziare le donne che conosco e che lottano contro la malattia come Roberta, che tutte le mattine alle sette affronta il traffico, le buche, le incazzature e spesso torna 12 ore dopo a casa e la prima cosa che fa pensa alle figlie, a non fargli mancare nulla ma proprio nulla, e alla fine della giornata trova anche il tempo di chiedere lei a me come sto.
Voglio ringraziare le donne di cui mi sono innamorato in vita mia, tutte nessuna esclusa anche se pensano che sia uno stronzo, ma ognuna mi ha regalato un’emozione unica e da ognuna ho imparato qualcosa su di me e sulle donne e di questo vi sono grato, quell’amore non è stato mai vano anche se ora è chiuso nell’armadio delle cose che furono ed è conservato gelosamente.
Voglio ringraziare le donne che ogni giorno per lavorare, per essere indipendenti, per avere una vita loro, affrontano anche trasferte lunghissime in posti lontani, affrontano la solitudine e la durezza di una vita così per essere libere, per essere se stesse.
Voglio ringraziare tutte le maestre e tutte le professoresse come quelle che ogni giorno, nonostante tutto e nonostante tutti, regalano ai miei figli un pezzetto del loro sapere, li aiutano ogni giorno ad essere degli uomini migliori, ad essere persone e vi assicuro che loro si ricordano di voi, di tutte voi.
Vi ringrazierei una ad una donne se solo potessi e ne avessi l’occasione, per i vostri sorrisi e per le vostre sindromi premestruali, per la voglia di shopping del sabato o di un film strappalacrime con il pigiamone sul divano la sera mangiando patatine, per le storie che scrivete o le ricette che non vi vengono, per i panni stirati, le lavatrici fatte e quelle da fare, per le mille e mille cose che ora non mi vengono.
Perché essere uomo è facile, è una strada in pianura, essere donna è un sentiero di montagna, un’arrampicata in verticale a volte con una mano legata dietro la schiena.
Grazie Donne, di cuore.

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