Ci aspettano giorni duri

Saranno giorni duri cari Compagni, sarà dura almeno fino a ottobre, quando anche qualche fan più accalorato comincerà a chiedere qualche risposta sull’operato del governo, fino ad allora dovremo passare indenni attraverso questa sbronza collettiva, questa luna di miele velenosa come una tazza di cicuta, che porta a sentirsi rispondere ad ogni critica, legittima e sacrosanta se motivata, “lasciateli lavorare prima di giudicare” che poi è come dire quando l’ufficiale giudiziario bussa alla porta “apriamo e vediamo che vuole”.
Solo che quello ti appioppa una cartella scaduta, un avviso di sfratto, in ingiunzione di pignoramento, questi possono fare danni incalcolabili, non tanto al debito e allo spread (quello lo riacchiappiamo, magari per i capelli come fece già Prodi, Amato o D’Alema tra il ’94 e il 2006 a dispetto del loro mantra “ma la sinistra allora”.
Ma alla tolleranza civile, ai diritti acquisti delle donne e delle comunità LGBT, ai migranti che, mollati i freni del politicamente corretto al grido “buonisti del cazzo” saranno presi a calci in culo perché ci stiamo riprendendo l’Italia, guardati con sospetto perché rubano, stuprano e pestano mettendo tutti in un mucchio indistinguibile perché tanto sono tutti uguali.
Ecco i danni fatti alla coesione civile, alla convivenza pacifica, all’avvio di un processo che porti al tramonto culturale del maschilismo, saranno irreparabili e recuperare costerà molte più lacrime e sangue che ripianare il debito.
Così mentre la Svezia dal 1 luglio promulga una legge che punisce come violenza di genere ogni atto sessuale praticato senza il consenso esplicito della vittima, noi ci ritroviamo un integralista cattolico a ministro della famiglia, un antiabortista convinto, uno che asserisce che i diritti del nascituro devono essere riconosciuti già dal concepimento, che vuole trasformare i consultori in centri per la dissuasione all’aborto, piuttosto che incentivare l’educazione sessuale nelle scuole.
Ma il mantra è sempre lo stesso, questo è il governo del cambiamento, il governo del popolo.
Se così è questo popolo mi fa schifo, questo cambiamento mi terrorizza.
Hasta la victoria compagni, fino alla fine!

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