Ammazziamo Babbo Natale

Anche quest’anno ammazziamo Babbo Natale.
Ma si con un bel colpo anche quest’anno, con un revolver o una colt, un fucile d’assalto o un intramontabile Kalašnikov, magari andiamo sul sicuro, una bella speronata con una corvetta della MM e via.
Si un colpo secco in mezzo alle spalle, come facciamo con i profughi in fuga dalla Libia, un bel colpo alle spalle e li lasciamo nell’orrore dei campi profughi africani, oppure no una bella coltellata e giù di benzina, arrostito per benecome nei più efferati femminicidi nostrani.
Povero Babbo, perché a Natale si dovrebbe essere tutti più buoni, che poi la bontà predispone l’animo a spendere in una crescente frenesia degli acquisti e invece diventiamo ogni anno più cattivi, più coriacei, meno avvezzi al prossimo e più soli in mezzo alla folla impazzita.
Si Babbo Natale lo ammazziamo anche quest’anno, moderno agnello pasquale sacrificato a fine dicembre, in preda a fobie xenofobe, omofobe, misogine ma altrettanto pronti a mascherarsi da novelli pastori adoranti in pellegrinaggio alla grotta.
Peccato che nella grotta ormai ci sia solo il bue, mite icona del nostro esserci ridotti a consumatori recalcitranti anche alla coda alla cassa del negozio griffato.

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