8 agosto…

Ad Hiroshima il tempo si fermò quel sei agosto poco dopo le 8, la mattina avvampò di sole e tutti furono immolati sull’ara della modernità, ad Hiroshima quella mattina cominciò l’era atomica cancellando migliaia di esseri umani, spazzò via storie e vite, speranze e progetti, in un attimo fu il calore di migliaia di stelle accese tutte insieme. 
Gli uomini e le donne e i bambini si trasformarono in ombre, i ciliegi fioriti cancellati per sempre nella memoria di Yaeko che anche dopo 70 anni non torna più su quei viali, per quelle strade, dove cadaveri strisciavano sul corpo con la pelle che si staccava dalla carne, dove fantasmi barcollavano reggendosi le membra dilaniate, soccorrere era impossibile, aiutare era impossibile, anche la speranza non abitava più ad Hiroshima.

A tutti quelli che non sanno o non ricordano consiglio di leggersi “Il quaderno di Hiroshima” di Daisaku Ikeda che per bocca di Kazushiro, giovane che va in vacanza da sua zia Yaeko ad Hiroshima ci racconta il dramma di sopravvivere all’apocalisse.
Un tributo a questa città che insieme a Nagasaki tre giorni dopo, vide aprirsi la porta dell’inferno e oggi sono tornate a vivere perché: 
“Quando conosciamo una battuta d’arresto può capitare che veniamo sopraffatti dalla disperazione. Ma quella sofferenza è il materiale con cui costruiamo la nostra esistenza. Si può dare la colpa al fato e rassegnarsi alla sconfitta, oppure si può riprendere a vivere mirando alla felicità”
Un omaggio al Presidente Ikeda che da 70 anni si batte perché l’orrore della guerra sparisca dalle nostre vite, dalle vite di ogni singolo essere umano in ogni parte del mondo.

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