Badava a far restare gli alunni in fila Viola, come tutti i giorni all’ora di uscita. Erano piccoli, felici, scrosciavano discorsi e risate come le rapide di un film dei cow boy e lei, la maestra, li teneva a bada con delicatezza e decisione, ormai erano usciti quasi tutti e tirò
su gli occhi a guardare oltre il cancello della scuola, fu là nel piazzale proprio di fronte che lo vide, col suo completo nero, la camicia bianca senza cravatta e un sorriso da bambino dipinto in faccia, allargò le braccia quando lei lo fissò, al suo fianco un indiano stava dritto e impettito con un turbante arancio in testa, dietro di loro un apetto celeste stracarico di fiori di ogni tipo.
Sentì scoppiargli il cuore nelle orecchie e per la pancia girarle una pallina, si avvicinò lenta cercando di ridere e di dire qualcosa, ma l’emozione stava per traboccare dagli occhi.
Appena fu a distanza giusta lui sorrise e allargando ancor di più le braccia le disse “siccome non so che fiore ti piace, ti ho portato tutti i fiori compreso il fioraio”
Le scoppiò un pianto di felicità direttamente da dentro il petto, le palline dentro la pancia erano diventate due, tre, quattro non riusciva a contarle. “Tu sei matto, proprio matto” riuscì solo a dirgli cercando di asciugarsi le lacrime che scendevano sulla faccia.
Lui la prese per le braccia e l’avvicinò a se, non disse niente, la baciò sulla bocca umida lei rispose.
Fu un bacio tenero e leggero, con le labbra che si sfioravano appena, gli si accostò mentre sentiva il corpo sussultare per i singhiozzi del pianto, poi questi cessarono e il bacio divenne un vento, un soffio potente che spalancò le sue finestre, rovesciò i tappeti, tirò giù i quadri dalle pareti, frugò dritto dritto dentro la bocca fino alle pieghe più ripiegate del suo cuore.
Non seppe dire quanto durò, le sembrò un attimo e le sembrò non finire mai.
“Tulipani, io adoro i tulipani”
“Kabir, un mazzo di tulipani grazie.”
L’indiano Kabir obbediente ed ossequioso preparò un mazzo di tulipani rossi, ma così rossi che sembravano dipinti coi loro cuori.
Presero il mazzo e …
Scritto da Sergio Spera dopo una conversazione con Grazia Altavilla che ringrazio per l’ispirazione.