17 novembre giorno dei nati prematuri

Oggi, 17 novembre, è la giornata mondiale dei nati prematuri, e lui è uno di quelli, ho incorniciato la mia foto del profilo FB perché so che cosa vuol dire, ritrovarsi a correre al pronto soccorso con quel fagotto che ha deciso di scendere dal treno in corsa, il cuore in tumulto che non vedi neanche la croce rossa illuminata dell’ingresso dell’ospedale, la paura che qualcosa non funzioni bene, l’attesa.
E dopo l’attesa i giorni a guardarlo dentro un acquario, a toccarlo con i guanti, piccolo, giallo, filiforme, con quel tubo che lo nutre.
Poi giorno dopo giorno quelle piccole mani ti acchiappano il dito, acchiappano la vita e tengono stretto quel soffio d’amore che sentono intorno.
Piccolo e vestito di rosa, perché quello avevano in ospedale e perché nessun genitore si aspetta una cosa così.
La trepidazione dei numeri, 1950, 2040, 2100, 2200, “Procede bene il piccoletto, stia tranquillo qualche giorno e se lo porta a casa”.
2250,2300 grammi, eccolo finalmente fuori, lo tocchi per la prima volta dopo 15 giorni e lui sorride.
Ci sono papà, eccomi qui.
E lo ami per il resto della vita, forte, da dentro le pieghe più invisibili del tuo cuore.
Lo ami perché è alto un metro e ottanta, 78 chili di più e ti chiama compagno.

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