Perché non c’è una sinistra 2.0.
Essere di sinistra vuol dire ambire ad una società che garantisca un lavoro dignitoso per tutti legato ad uno sviluppo sostenibile per le persone a partire da quelle più deboli, che tuteli l’ambiente e che se lo sviluppo non crea ricchezza ma migliora le condizioni di qualcuno, va bene lo stesso.
Essere di sinistra significa avere un sistema scolastico e formativo che sia gratuito per tutti, libero, laico e che serva a creare quelle opportunità di crescita della persona secondo le sue possibilità intellettuali e non quelle economiche.
Essere di sinistra è volere uno stato sociale che garantisca diagnosi, cure, assistenza a tutti in relazione all’età e alle possibilità economiche.
Essere di sinistra significa accettare che chi cerca un futuro migliore, senza distinzioni di etnia, colore della pelle, religione o sesso sia accolto nella società nel rispetto delle leggi e non che si debba “integrare” nelle nostre tradizioni o costumi.
Essere di sinistra significa essere d’accordo con una politica che regoli il mercato tenendo per sé servizi essenziali come la sanità, i trasporti, le reti tecnologiche, la scuola.
Essere di sinistra significa volere uno stato che garantisca uguali diritti a chiunque in relazione alle proprie disponibilità economiche ed indipendentemente dal proprio sesso e dalla propria identità sessuale.
Essere di sinistra significa volere ridistribuire la ricchezza affinché ognuno abbia una dignità del vivere quotidiano.
Ecco io credo che ogni spostamento da questo asse, ogni aggiustamento, ogni compromesso, sia un passo verso un’altra cosa che sta più a destra non che sia una sinistra più moderna.
Per questo per me essere di sinistra non è emendabile.