Integrazione

Questa è dedicata al mio amico Giovanni Bertoldi che oggi vivrà un momento molto duro:
un comizio della Meloni sotto casa sua.
A me il verbo “integrare” da qualche tempo fa venire la pelle d’oca, mi drizza i peli sulla schiena e mi fa venire un prurito alle mani sempre più difficile da contenere.
Si perché spesso, troppo spesso il soggetto della frase è “questi”, allora sento l’embolo partire e metto mano alla 44 Magnum quella dell’ispettore Callaghan.
Perché inteso così il verbo perde il suo senso etimologico e si fa sinonimo di “conformare”, “omologare”.
Che cosa vuol dire “questi devono integrarsi alla nostra cultura,alle nostre tradizioni, alle nostre leggi”?
Nulla, proprio nulla, in qualunque nazione devi rispettare le leggi, non è un opzione, ma un obbligo. La cultura, le tradizioni, appartengono ai popoli, alle genti e fin da quando i Fenici 2100 anni prima di Cristo, presero a navigare il mediterraneo per commerciare, la cultura si è arricchita per contaminazione, non per integrazione. Lasciando che gli elementi dell’una e dell’altra si mescolassero divenendo una cosa nuova, né migliore né peggiore a volte, ma sicuramente nuova, diversa.
Così oggi la contaminazione culturale produce effetti insperati e meravigliosi, così come quando nel riso bollito si aggiunge un fiore di anice stellato, tre o quattro semi di cardamomo e una stecca di cannella, ottenendo un riso in bianco profumato e più appetitoso del riso bollito con un filo d’olio.
Ecco, così dovremmo pensare noi, non pretendere l’omologazione ad un’italica cultura che ormai sa di odio rancido e rancoroso, ma contaminarci a una visione nuova, più lucida e lungimirante.
Buona contaminazione fratelli.

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